Aglaja Veteranyi – Warum das Kind in der Polenta kocht

Aglaja Veteranyi
Warum das Kind in der Polenta kocht
circa 265.000 battute

La trentottenne rumena Veteranyi cerca qui di rifilarci una specie di romanzetto autobiografico con protagonista una bambina preadolescente che vive in un circo, figlia di «artisti» circensi.

La trama, chiamiamola così, consiste in una deprimente successione di immagini, frasi o in sé conchiuse e finita lì, o che a volte si rimandano da un capitolo (capitolo?) all’altro, immagini che dovrebbero lentamente ma non troppo costruire o ricostruire la realtà quotidiana di una bambina che vuole diventare zingara a tutti gli effetti.

Viene anche usato qualche effettaccio, soprattutto frasi lapidarie isolate su pagina bianca, come «DER AUSLAND VERÄNDERT UNS NICHT. IN ALLEN LÄNDERN ESSEN WIR MIT DEM MUND» (p. 16); o elenchi: «ICH ESSE AM LIEBSTEN / Polenta mit Salz und Butter. / Hühnersuppe. / […]» e via così per una trentina di righe (pp. 13-14); o ripetizioni: le quasi tre pagine di «Und Kinder will ich keine» (pp. 117-119).

Insomma, un assemblaggio di trucchetti di bassa qualità, a improbabile sostegno di una vicenda personale e familiare di nessun interesse. È troppo evidente l’autocompiacimento dell’autrice perché frasi come «UND GIBT ES TATSÄCHLICH EINEN ZIRKUS IM HIMMEL? / Mutter sagt, ja. / Vater lacht, er hat schlechte Erfahrungen gemacht mit Gott» (p. 9); oppure: «DER DIKTATOR HAT GOTT VERBOTEN. / Aber im Ausland dürfen wir gläubig sein, obwohl es hier fast keine orthodoxen Kirchen gibt» (p. 37) possano comunicare un qualche senso di ingenuità infantile o una qualche ingenuità di scrittrice.

La vicenda del bambino nella polenta fa parte di una storia che la sorella racconta alla protagonista per acquietarla, ed è proprio lì che si spera che qualcosa cominci a funzionare, e invece no: «Ich schreie nicht. / Ich habe meinen Mund weggeworfen» (p. 31).
La Veteranyi ha fondato il gruppo sperimentale «Die Wortpumpe». Ma forse bisognerebbe avvisarla che sta sperimentando l’acqua calda.

 

Andrea Antonini
(8 maggio 2000)
copyright © Andrea Antonini