Alemanno Telemetro – I creatori di scintille

Garzanti
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Ciao,

prevengo la tua obiezione che a volte dico sì e no allo stesso tempo premettendo a posteriori che questo libro mi sembra proprio modesto, che il lavoro di rifinitura di cui abbisogna è probabilmente antieconomico e che il risultato finale non credo sarebbe tale da giustificare un tale impegno. Segue scheda politicamente corretta

Alemanno Telemetro, I creatori di scintille. Un incontro con la creatività, «un catalogo dove si elencano idee, ma anche luoghi, momenti, emozioni, materiali, follie […] che hanno preceduto, accompagnato o seguito la nascita di un’idea». Balzac, Rubens, Magritte, Kant, Alfieri, Van Gogh, Leonardo, Tonnet, Klee, ecc.

Davvero un catalogo di momenti creativi di ‘grandi uomini’, da loro stessi descritti in prima persona o ricostruiti più o meno fedelmente da biografie o altri scrittori. Telemetro introduce, classifica i tipi di creazione o di creatività, commenta, ‘esplora’ il rapporto tra cocaina o mal di pancia e invenzione, alla fine di ciascun capitolo trae conclusioni in corsivo.

Delle persone non racconta solo le produzioni più note – cita ad esempio l’idea di Buñuel per un ristorante di successo (p. 38 – l’avesse avuta il mio panettiere, però, sarebbe rimasta una scemenza detta alla cassa). Su alcuni si sofferma, di altri riporta asetticamente in poche righe un episodio per poi passare ad altro.

Due i problemi di questo libro. Il primo è la sua stessa impostazione. Si guarda agli artisti con una reverenza un po’ provinciale, con una curiosità da rotocalco – si parla esplicitamente dell’«uomo di genio»: noi ometti andiamo a vedere che cosa accompagna la sua sublime creazione. È un’impostazio­ne che, oltre a non piacermi per motivi estetici, permette sì di rivolgersi a un pubblico di pensiero semplice, ma limita l’ampiezza dell’indagine. Il risultato è che leggendo ci si diverte, si scopre qualcosa di nuovo, ma la creatività rimane ben nascosta. Frasi del tipo «la cocaina aiuta, ma se non c’è stoffa…» lasciano il tempo che trovano.
Questo primo difetto, però, tutto sommato non è un difetto, se si accetta il libro per quello che è, e anzi, può essere motivo di buon successo dell’opera.

Il secondo problema è che l’autore scrive come un adolescente, a partire dalla dedica: «Alla memoria [dei miei genitori] che mi crearono senza nemmeno consultare un trattato di creatività», via via con frasi come «[…] quando la stanchezza riuscirà a insinuarsi nelle alchimie della febbre creativa […]» o «[…] anche nei mari infestati dalle bonacce stagnanti della quotidianità, le navi della fantasia incrociano veloci» o «Nelle vicende di Suter si scorge l’insaziabilità degli uomini assetati di infinito» fino alle stazioni alla fine di ciascun capitolo, addirittura in corsivo, pesanti conclusioni, quasi aforismi. In sé è una scrittura che si potrebbe anche accettare, solo che viene continuamente a confronto con citazioni dotate sì di bellezza ed eleganza – come continuare con Telemetro dopo l’Alfieri? Ma anche qui: vedo libri che fanno venire ben altra pelle d’oca piacere moltissimo.

Aggiungo che non condivido l’approccio di Telemetro, ma non entro nel merito. Il bello di questo libro è il suo essere divertente.

Ho idea che limando, riscrivendo, togliendo, potrebbe venir fuori un libro non male. C’è il materiale, c’è l’impostazione, già così (pur con qualche brivido qui e là) si lascia leggere. Forse andrebbe accentuata la sua impostazione di catalogo, riducendo al minimo gli interventi dell’autore.

Ciao

Andrea

(16 luglio 1998)
copyright © Andrea Antonini