Alessandra Bagnetti – Eveolution

Alessandra Bagnetti
Eveolution
circa 440.000 battute

 

Questa è una lunga dissertazione sul futuro della donna e più in generale dell’umanità nell’era tecnolo­gica dei prossimi decenni. Su come cambieranno i ruoli sessuali (in meglio?, in peggio?), e a che punto siamo ora circa questo cambiamento.

I temi sono i consueti: tecnologia pervasiva, Internet, nuovi strumenti e nuove forme di comunicazione – bisunto Osanna all’ipertesto –, ingegneria genetica, gravidanze totalmente extrauterine.

Gli argomenti hanno intrinseche qualità, ma la Bagnetti non è in grado di affrontarli.

«Risulta difficile affrontare le complessità della vita postmoderna seguendo la tradizionale linearità che un libro – un medium nato oltre cinque secoli fa – forzatamente richiede. I corsivi, i cambi di carattere, le introduzioni di note, i richiami, i riquadri, le voci dialoganti costituiscono un tentativo di “ipertestua­lizzare” la pagina stampata, con l’idea di offrire alla forma tradizionale del saggio (la sola parola ha un che di pesante e pomposo) la leggerezza di una veste sperimentale» (p. 7). A parte il fatto che corsivi, note, richiami, voci dialoganti eccetera sono vecchi quanto i libri (forse la Bagnetti non ha mai sentito parlare del Dialogo sui massimi sistemi), compresi quelli non a stampa, questa storia dell’ipertesto è un trucco ormai vecchio, perlopiù utilizzato da chi non sa scrivere – e forse neppure leggere, visto il commento sui «saggi».

La Bagnetti si sente sola, e coinvolge così alcuni partner, conosciuti, ma guarda, in Internet. Uno di questi, tale Roberto Ciorra, fa addirittura da commentatore passo passo al testo della Bagnetti, riuscen­do con banalità sconcertanti a piallare del tutto un discorso già mediocre di suo: «Ma siamo davvero “esseri sociali”? Non è che, se fosse possibile, ciascuno prenderebbe per sé tutto quello che c’è? […]» (p. 23).

Alcune considerazioni potenzialmente (volendo) interessanti («Sarei più propensa a trovare il colpevo­le nel nostro retaggio religioso / culturale, che tende tuttora a farci percepire le macchine come “innaturali”, invece di mostrarcele per quello che realmente sono: un proseguimento della natura sotto altre spoglie» [p. 9]) muoiono subito – la cosa non può stupire, i riferimenti culturali della Bagnetti sono «Io Donna», «Sette», i Pink Floyd, «Focus».
Questo è un libro costruito sul sentito dire, sulle notizie che giornalisti ignoranti mettono insieme tanto per riempire le pagine dei giornali. Non c’è alcuna idea originale, propria, niente che non si sia già letto o sentito. Ciò che rende particolarmente irritante questo testo è che i problemi che tira in ballo sono davvero tra i più gravi e interessanti tra quelli posti dal prossimo secolo. È vero che non si potrà liquidare con un’alzata di spalle l’ingegneria genetica, è vero che il modo di lavorare cambierà, cambiando anche i modelli delle relazioni sociali eccetera eccetera eccetera.

Ma qui la lavatrice che si ripara da sé via Internet e la clonazione umana vengono messi sullo stesso piano.

E poi basta con questa storia delle discussioni elettroniche. Una scemenza o una cosa poco interessan­te rimangono tali anche se arrivano da una e-mail.

«[…] si può quasi azzardare la tendenza verso una forma di colonizzazione al femminile degli spazi — peraltro immensi – del virtuale» (p. 50). «È come se, dopo la scorpacciata sessuale degli anni Ottanta, il mondo dei giovani sentisse il bisogno di mettersi a dieta» (p. 59). «C’è però anche chi mette in guardia contro la tendenza sempre più pronunciata a sbattere i padri con le spalle al muro, a spingerli cioè sempre più prepotentemente a svolgere ruoli domestici» (p. 66). E se Hawking a suo tempo fosse stato aggiustato, sarebbe lo stesso un genio? E lo sapevi che, incredibile!, le casalinghe stanno diven­tando grandi frequentatrici del web? E il cybersex?, apriamo una bella digressione. Ma dove vive questa Bagnetti?, probabilmente solo in Internet. Per nostra fortuna.

 

Andrea Antonini
(18 novembre 1999)
copyright © Andrea Antonini