Alfred Appel, Jr. – Jazz Modernism. From Ellington and Armstrong to Matisse and Joyce

Alfred Appel, Jr.
Jazz Modernism. From Ellington and Armstrong to Matisse and Joyce

“How does the jazz of Louis Armstrong, Duke Ellington, Fats Waller, Billie Holiday, and Charlie Parker fit into the great tradition of the modern arts between 1920 and 1950? In Jazz Modernism, one of our finest cultural historians provides the answer” (risvolto di copertina).
Be’, dire che Appel fornisce la risposta è davvero un po’ troppo, ma si può dire che la doman­da stessa è azzardata – bisognerebbe porla preliminarmente togliendo l’how.
Dopo duecento pagine in effetti rimane poco chiaro che cosa leghi un assolo di Armstrong all’Ulisse di Joyce o a una scultura di Calder. Tralasciando azzardi del tipo “il ritmo del basso di Monk richiama la struttura dialogica di…”, Appel traccia un affresco generale della vita cultural-artistico-musicale fino agli anni Cinquanta, passando da Gershwin a Ellington fino a Monk. Racconta il clima culturale generale: questo sì un legame tra jazz e Covarrubias, speri­mentazione, azzardi, divertimenti. Tutte cose che però non hanno bisogno delle tante parole di Appel, che insegna inglese e ha alle spalle un saggione su Nabokov – un autore che può togliere a chiunque e per sempre il buon umore e il senso della misura.

Le immagini sono molto belle (e a colori nel libro definitivo). Severini, Ben Shahn, Covarru­bias, fino agli anonimi autori di copertine di dischi, le fotografie di giocatori di baseball e di bambini straccioni. Direi che un libro del genere sarebbe geniale solo fotografico (con tutti i costi del caso).
Qui il tirare in ballo i testi delle canzoni, analizzarli come fossero un ritrovamento dubbio del Petrarca, mannò: certo che in una canzone di Armstrong si può rintracciare King Vidor – e allora?
Voglio dire, non è così interessante – o meglio, i collegamenti uno può farseli da sé, se ne ha voglia e conosce un minimo l’arte figurativa e la letteratura del Novecento. Ma davvero ascoltando Duke Ellington uno dovrebbe chiedersi che cosa secondo Appel leghi quella musica alle sculture di Brancusi. Direi che se ne può fare a meno.
Andrea Antonini
(18 giugno 2002)
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