Anne Foerst – Robots and Humans… and God

Anne Foerst
Robots and Humans… and God


Anne Foerst è laureata in teologia e in computer science. Una doppia competenza che, dice lei, le permette di affrontare da una posizione di privilegio la questione del rapporto tra Dio (e qualsiasi cosa gli somigli) e macchine “vive” create dall´uom­o.

Sempre secondo le sue parole, la Foerst lavora come consulente per i problemi spirituali, teologici ed esistenziali posti dall=esistenza di due automi, Cog e Kismet, che con foggia di neonato interagisco­no con gli uomini provocando le stesse reazioni affettuose che di solito provocano i neonati veri. Cog e Kismet sono al centro del libro, in quanto non solo hanno una capacità per così dire relazionale unica, ma sono anche programmati per apprendere e interagire con l=ambiente così come farebbero due bambini.
Cog e Kismet sono il prodotto della nuova scuola dell´intelligenza artificiale, la Embodied Artificial Intelligence: “[…] the first generation of robots that were built thirty-five years ago […] were based on the concept of Classical Artificial Intelligence, which encodes as much information as possible into a nonuman-like machine. […] The new school or ´camp´ of Artificial Intelligence, Embodied Artificial Intelligence, believes it is only possible to give a machine intelligence by also giving it a body and letting it operate in the real world. This means that the robot´s overall behavior is expected to emerge on its own, rather than being imposed and managed from a centralized command center. […] Cog and Kismet receive cues directly from the chaos of life” (p. 5).

Questi nuovi automi, si chiede la Foerst, arriveranno infine a porre problemi etici simili a quelli posti dall´incontro con la diversità, con il fuori norma, nel corso della storia umana? Saranno considerati schiavi anche se in possesso di capacità cognitive e, chissà, affettive?
Per rispondere a questa domanda, “[i]n On Robots and Humans… and God, I use the construction of humanoid robots as a vehicle to explore the most profound questions of human existence: What does it mean to be human? What does it mean to have a soul? How we define intelligence? And, finally, what makes us bond with others?” (p. 1).

Ora, un libro del genere a me pare piuttosto allampanato. Non solo la faccenda è stata già affrontata da una quantità di racconti di fantascienza e da film e telefilm (per esempio un filmaccio con Robin Williams in cui alla fine un automa ottiene il riconoscimento di status umano, e una quantità di puntate di Star Trek, con l´automa Data prima, e due ologrammi poi che via via si integrano nella vita umana), perlopiù con intuizioni brillanti al di là del piano narrativo.
Ma l=impostazione stessa mi sembra più adatta a lettori con psiche diversa dalla nostra. Forse il problema prima o poi si porrà (e dubito che sarà grazie agli automi sociali: sono sempre più numerosi gli indizi a favore di meccaniche quantistiche alla base della nostra posizione senziente). Tuttavia non credo che lo si vorrà affrontare con un presupposto così da oratorio: “One of the main premises of my book is that because God created human beings in his image, our creation of robots in our own image means that these robots are in the image of God” (p. 8). E neppure credo che una dissertazione sulla parola ebraica per “anima”, nefes, aiuterebbe granché il dibattito su una faccenda così comples­sa.

Intendiamoci, il contributo della Foerst non è disprezzabile in assoluto. L´autrice dice cose che possono tornare utili in una più ampia considerazione del problema (si vedano i numerosi scritti allegati al proposal). Ma in generale questo suo libro promette in modo convincente di non servire a niente e di essere poco interessante. Direi di non richiedere neanche la versione definitiva.

 

Andrea Antonini
(25 luglio 2002)