Arcidio Baldani

Arcidio BaldaniArcidio Baldani – il nome è vero – è stato un poeta che ho molto apprezzato per il suo modo di procedere, esattamente opposto a quello del Baldassarre Baldini di cui parlo altrove. Era un signore dalla faccia simpatica che si aggirava in luoghi affollati di Milano, perlopiù musei, mostre d´arte, ecc., mormorando come un bagarino: “poesia… legge poesia… libri… poesie…”.

Un approccio geniale, perché spesso la gente si fermava e domandava: “Scusi?”. Al che il Baldani tirava fuori dalla borsa un paio dei suoi libri con copertine dai colori vivaci dando per scontato che tu giovanotto di bell’aspetto li avresti letti volentieri, se solo li avessi comprati. A me diciottenne riuscì a riflare due suoi libri in due occasioni diverse, non costavano neanche tanto.

Ora, quelle poesie erano così così, ma il modo di porsi del Baldani era del tutto professionale. Pubblicava un volume dopo l´altro, stampato bene su bella carta. Ricordo – stiamo parlando della fine degli anni Settanta – di aver pensato che quello sì era un poeta serio, perché le sue opere non davano l’impressione di essere lagnosi e autistici contorcimenti interiori, ma piuttosto una solida e forse utile operazione di routine come quella del panettiere che ogni notte mette le focacce in forno.

Ma il vero colpo di genio del Baldani, e il motivo per cui alla fin fine i suoi libri erano interessanti, erano i ringraziamenti alla fine dei volumi. Baldani spediva copie omaggio dei suoi libri a una sfilza di nomi importanti: al papa, a tutti i ministri, a esponenti dei Cavalieri di Malta, i quali ovviamente rispondevano con circolari: “Sua Eminenza la ringrazia per il prezioso volume che Ella ha fatto pervenire e le invia le più ampie benedizioni”.
Erano trenta o quaranta pagine di circolari, qui e là c´era un accenno più personale: “Caro Baldani, le incombenze delo Stato mi impediscono di nutrire la mia anima con i suoi profondi scritti, che tengo tuttavia sulla mia scrivania in attesa di un mio nascondimento per la pausa estiva del parlamento”. Io mi domandavo se davvero quel sottosegretario tenesse il libro pronto sul tavolo.

Arcidio Baldani era un dilettante che si comportava da professionista, aveva una sua strategia promozionale, curava personalmente con competenza la stampa dei suoi prodotti e mostrava senza ritegno il pubblico apprezzamento ricevuto, anche se un po´ farlocco. Si scriveva anche da solo le recensioni di presentazione – uomo di tempra. Non produceva poche ispirate poesie, ne sfornava centinaia, era il suo lavoro, e si interessava personalmente di ogni singolo suo lettore, se non altro per cavarne dei soldi. Così si fa.