Aris Fioretos – Die Seelensucherin

Garzanti
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Ciao,

ancora, dopo Aris Fioretos, Die Seelensucherin, non posso che ripetermi sulla sovrabbondanza di particolari o – come in questo caso – sulla sovrabbondanza di parole. («In einer detailreichen, elegan­ten und gestreichen Prosa erzählt Aris Fioretos…»).

Mi sono guardato in questi giorni qualche Krimiserie in televisione, alcune importate in Italia, altre no, e sono sempre più convinto che la fortuna di Derrick e in parte di altri sia dovuta proprio a quella sovrabbondanza di particolari di cui sono zeppi questi libri «gialli» tedeschi – in Derrick c’è unq ualcosa in più, ma potrebbe essere Tappert. Lì come nei loro libri, tutto sommato non succede niente o quasi, ciò che conta sono i lunghi e cervellotici discorsi degli indagati, il paesaggio dei dettagli – i soprammo­bili, i giardini, le automobili – curato all’ossession­e. Ma in un libro, come si può reggere una tale pesantezza?
Ai tedeschi piace parlare, parlare, parlare, dire. Girando per i canali televisivi incontri dibattiti a ogni ora del giorno e della notte, intervistano nell’immobilità più assoluta, Marzullo è una gioia in confron­to. E fanno vedere cose e case.

Questi libri sono della stessa pasta, monumenti alle parole.

Credo valga la pena di continuare a cercare, sperando in un autore tedesco che abbia quella scintilla di fantasia in più. Per ora è grigia.

A.

 

(17 gennaio 2001)
copyright © Andrea Antonini