Ben Sherwood – The Man Who Ate the 747

Ben Sherwood
The Man Who Ate the 747
circa 445.000 battute

J.J. Smith lavora per The Book of Records. Il suo lavoro è girare il mondo e certificare i record più strani (e idioti) – l’uomo che è rimasto in piedi immobile più a lungo, l’aquilone salito più in alto, il tizio che ha fatto non so quanti chilometri trascinandosi sui gomiti, eccetera.
Tempi duri per J.J., negli ultimi mesi i suoi fenomeni non riescono a superare i record precedenti magari per pochi minuti (su un totale di giorni), e comunque non propone all’editore casi eccezionali. Ormai la televisione presenta fatti ben più eclatanti dell’uomo con le unghie più lunghe del mondo.
Il capo gli dice: o trovi qualcosa di eccezionale o hai chiuso. E lui qualcosa trova – un contadino nel Nebraska, a metà strada tra New York e San Francisco, che si sta mangiando pezzo dopo pezzo un intero Boeing 747. Parte, arriva nel paesino di Superior e si mette a indagare. Diffidenze verso lo straniero ficcanaso, bambini che a frotte – come sempre e ovunque – appena sanno che in città c’è l’uomo dei record lo assediano perché dia loro retta (record di yo-yo, di palloni con la cicca e simili). Chiedi che ti chiedi alla fine l’eccentrico onnivoro salta fuori (grazie al tizio che con una lettera anonima l’aveva segnalato a J.J.).
Nel campo del contadino c’è un 747 scintillante, atterrato lì anni prima per un’emergenza. Il villico non è interessato ai record, mangia l’aereo per motivi suoi e non vuole pubblicità.
Ne mangia un pezzetto al giorno passandolo in una macchina trituratrice, inventata da un suo buon amico, che riduce le lamiere a polvere fine da associare poi al cibo quotidiano.
J.J. riesce infine a convincere il tizio a far registrare il record, facendogli credere che le donne impazziscono per chi fa gesti d’amore così plateali (tu non sai che successo ha avuto Caio – un dilettante al tuo confronto – dopo aver divorato un Cessna!): ovvero, avrà la possibilità di far colpo su Willa, la giornalista e editrice del giornale locale che lui ama da sempre.
Arrivano i reporter, le televisioni, la città è invasa, tutti sono contenti e sperano in una rinascita di quel posto in mezzo al nulla.
Problema: è lecito lasciare che una persona faccia una cosa così poco sana? Non è che l’edito­re del Book andrà nelle grane?

Finisce che: l’editrice Willa si innamora di J.J. e viceversa; che le cose sembrano arenarsi di fronte alla scatola nera del 747, infrangibile – ma, gaudio, salterà fuori una trituratrice speciale; che l’edito­re del Book decide di lasciar perdere per evitare problemi; che l’editrice innamorata è adesso anche arrabbiata perché si sente usata; che J.J. viene spedito in Grecia per verificare un record di immobilità; che pianta il greco a metà della prova per tornare in Nebraska e mettersi anche lui a mangiare il Boeing come segno d’amore.

Nel frattempo il contadino Wally sta mica bene, non che abbia un’intossicazione da metalli, rifiutato da Willa è ora depresso, molto depresso, in coma – grande mobilitazione nazionale di solidarietà. Si risveglierà sentendo da lontano la macchina trituratrice messa in funzione da J.J. per il proprio pasto di lamiera.
J.J. si licenzia e vive la sua bella storia d’amore con Willa.
Il succo del libro nelle ultime venti o trenta pagine. J.J. parla a Willa del Taj Mahal, un meraviglioso edificio in quanto ha richiesto l’opera di tot uomini e tot giorni e tot elefanti. Ma Willa, come donna la sa più lunga sull’amore e gli spiega, che il Taj Mahal è un luogo particolare perché è stato un regalo d’amore – morale: Wally, sta costruendo il proprio Taj Mahal per lei e J.J. non sa nemmeno che cosa significhi fare una cosa del genere. Ma tranquilli, una scorpacciata d’alluminio grattugiato e anche J.J. verrà dotato di sentimenti nobili. Ah, che bella storia d’amore.

Questo è un libro che lungi dall’essere «a flight of fancy from start to finish», annoia dall’inizio alla fine lasciando un po’ di respiro lungo la tiritera finale che ha una sua dignità, se non come vicenda, almeno come struttura narrativa – in effetti Sherwood è uno scrittore non male, che meriterebbe trame migliori.

Satira? Mannò. Storia romantica? Bah.

Il Guinness World Records, la controparte reale del Book of Records, è uno dei libri più venduti in America, tra i ragazzi e non solo. Probabilmente è a quegli stessi lettori che 747 si rivolge, cercando di suggerire che esiste altro nelle vita oltre che scoprire che un tizio in Alaska ha la barba lunga due chilometri. Il divertimento del libro, sembra di capire, è proprio lì, in questo tizio che sciorina numeri e statistiche quando la sua bella vorrebbe solo parole d’amore. Un vecchio stereotipo americano – Braccio di Ferro e Olivia, Arcibaldo e Petronilla, Rocky, Henry James, che alle proprie belle riserva solo uomini europei.
In Europa noi ci siamo e lasciamo volentieri questo libro agli americani.

 

Andrea Antonini
(6 ottobre 2000)