Brian Fagan – From Black Land to Fifth Sun. The Science of Sacred Sites

Garzanti
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20 aprile 1998

Ciao,

ti restituisco domani il libro di Brian Fagan, From Black Land to Fifth Sun. The Science of Sacred Sites. È un gran bel libro, un’introduzione all’archeologia della mente, alla possibilità di comprendere attraverso la ricerca archeologica i pensieri, le emozioni, la vita di coloro che vissero migliaia di anni fa.
Di alcuni luoghi c’è da dire con tono sicuro; di altri, come Avebury, si possono solo fare congetture, si può immaginarne, intuirne il significato – ma è un’intuizione comunque assistita da indagini antropologiche. Fagan parla di ciò di cui non possiamo sapere con la sapienza del bravo critico d’arte, un tono non evocativo, di chi ha tale confidenza con la propria esperienza da poter comunicare un senso di certezza anche di fronte ai misteri. E ai fini della comprensione poco importa che abbia ragione o che ci si trovi di fronte a semplici considerazioni.
Osservazioni di stati di trance attuali illuminano sul significato di preistoriche pitture murali, il rapporto di popolazioni indigene con gli antenati spiegano anche se non ‘tecnicamente’ misteriosi luoghi di sepoltura in Africa.
Le tecnologie più recenti si fanno aiutare dalle sensazioni di Fagan, in cima alla piramide di Chefren o in mezzo al cerchio di Stonehenge. Schede ben fatte spiegano fatti correlati – il carbonio 14, i geroglifici egizi, la datazione degli eventi vulcanici eccetera.
L’ultimo capitolo, con le cattedrali di Canterbury e di Chartres, ci riporta ad oggi sottolineando la nostra vicinanza con uomini antichissimi.

Questo libro non ha nulla di straordinario, se non l’essere di ottimo livello. È uno tra tanti bei libri di una biblioteca ideale. Non è soltanto tecnico. Spesso e bene la personalità di Fagan traspare dalle descrizioni dei luoghi con un non so che di struggente. Il suo rispetto per chi ci ha preceduto è esemplare.
Durante la lettura avevo annotato diversi punti di particolare interesse, ma arrivato alla fine del libro mi sono parsi poco utili. Dubito che questo libro verrebbe anche solo notato. Interessante nei contenuti (si può concedere qualche momento di stanca), è la delicatezza del tono, il sentire dell’autore a rendere compiuta quest’opera. Ma se al fatto che questo libro probabilmente troverebbe pochi let­tori – i luoghi sacri del titolo sono ben lontani dagli accattivanti misteri alla X-Files – si aggiunge che forse Fagan ha trovato risonanza in mie personali emozioni e che quindi forse tutta la sua poesia la vedo solo io, non si può che stare sul sicuro e lasciar perdere.

Comunque dagli un’occhiata.