Colson Whitehead – The Intuitionist

Colson Whitehead
The Intuitionist
circa 540.000 battute

Lili Mae è un’ispettrice d’ascensori, una donna pratica, la cui vita – la cui missione – sono gli ascensori. Lili Mae appartiene alla scuola intuizionistica, che si contrappone a quella empiristica. Due modi di vedere gli ascensori e i loro problemi: gli empiristi concepiscono gli ascensori da un punto di vista umano, e perciò alieno agli ascensori stessi; gli intuizionisti costruiscono e curano gli ascensori ponendosi dal loro punto di vista.
Un giorno un ascensore di un palazzo comunale precipita inspiegabilmente, e se anche non ci sono vittime né feriti è comunque scandalo. Lili Mae è nei guai, aveva ispezionato lei quell’ascensore; in più il sindaco è contro gli intuizionisti e Lili Mae è malvista perché tecnico donna e di colore. Ma un ascensore* non può cadere, è impossibile, a meno che uno non faccia in modo che cada. Come se la caverà Lili Mae?

Conversazioni, poche. Molti pensieri, molte descrizioni. L’autore immagina un mondo di tecnici d’ascensore con una sorta di propria religione, testi sacri, regole etiche. Lili Mae ripensa alla propria vita, agli studi alla scuola per ascensoristi**, alle tappe fondamentali della Storia degli ascensori: l’evoluzione dei freni, delle porte… Nello scaffale ha Un’introduzione ai contrappesi, Elijah Otis. L’uomo e il suo tempo, tutti i libri di Fulton (?), da Toward a System of Vertical Transport al blasfemo Theoretical Elevators (volumi uno e due).

Il fatto è che il libro è noioso. Io non so se questo testo sia satirico, o un’allegoria, o sia fine a se stesso. Potrebbe essere il manifesto di qualsiasi cosa, dalla New Age alla nuova sinistra americana. Posso anche pensare che il grottesco ambiente culturale di questi tecnici esista davvero. Certo gli ingredienti di base sono originali e all’inizio incuriosiscono. La scrittura è buona, qui e là in un quasi slang, peraltro non credo quello parlato nel Bronx. Ma ciò che manca è la narrazione. Si va avanti per decine di pagine senza raccontare nulla e rimestando ancora e ancora la faccenda della guild dei tecnici d’ascensore. Gli artifici sono modesti, sembrano rubacchiati a Chandler, Batman (quello televisivo per bambini), Alice, Disokkupati e Dick Tracy e anche al Bernhard del Soccombente. Arrivati a pagina 91 tutta dedicata a una ‘citazione’ da Theoretical Elevators, si comincia a pensare che il gioco è bello quando dura poco, che sì, va bene, ma ho capito.

* Come si noterà dalle ripetizioni, «ascensore» non ha sinonimi e sfido a trovare perifrasi decenti.
** Uso qui «ascensorista» non nel suo senso letterale, cioè di «addetto alla manovra d’ascensori».

 

Andrea Antonini
(senza data)
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