Da Chen – Sounds of the River

Da Chen
Sounds of the River

In questo racconto autobiografico, Da Chen racconta il suo arrivo e la sua vita a Pechino all’inizio degli anni Ottanta, giovane studente di inglese proveniente da un lontano paesino agricolo.
Il difficile inserimento nel liceo, il rapporto con i compagni e i professori, i risultati scolastici, il ritorno da cittadino tra i suoi in missione di preghiera: pregare il Budda sembra essere il metodo migliore per ottenere uno dei pochissimi e ambiti posti di studente all’estero, in America.
Il Budda, e Gesù e lo spirito del nonno lo aiuteranno solo dopo qualche tempo, quando con un blando stratagemma potrà prendere l’aereo per il Texas (oggi vive nella Hudson Valley).

Da Chen è simpatico, ma la sua storia non merita un libro. I fatti quotidianii forse vorrebbero essere delicati – i rapporti con il padre e la madre, con gli amici e con una ragazza che unica lo considera perché è «una brava persona» come lei – ma semplicemente sono insignificanti. A parte qualche dettaglio sul clima politico e sulla burocrazia cinese, la storia di Da Chen è piccola piccola. Va dai commenti sulle flatulenze provocate da certi cibi economici alle restrizioni da applicarsi ai giocatori della NBA in visita a Pechino, per culminare con l’incontro con una coppia americana che si trova in Cina per predicare il Vangelo di nascosto (insoppor­tabili).
Per il resto vuoto. Non che il libro non si legga piacevolmente, soprattutto passate le prime ottanta pagine, ma è il nulla, la quotidianità di uno studente in un luogo programmaticamente sciapo.

L’unica sua qualità, peraltro collaterale, è la descrizione del clima dittatoriale del periodo, che appare non feroce, e forse neppure pericoloso, anzi: sembra dominare un’aura di ironico disincanto, con burocrati che ridacchiano di fronte all’ingenuità del giovane Da Chen ma che non mancano di dare consigli su come aggirare le difficoltà.

 

Andrea Antonini
(19 marzo 2002)