David Eddie – Chump Change

Garzanti
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20 settembre

Ciao,

come ti ho annunciato per telefono, ho trovato piuttosto bello Chump Change, di David Eddie. Ho provato a mettere insieme una scheda ‘formale’ convincente, ma questo è un racconto difficile da riferire, che attorno al filo conduttore compone molti episodi divertenti e interessanti (ad esempio il funzionamento delle notizie in televisione), che riassunti dicono davvero poco.
È la storia di un giovane e ottimista scrittore canadese che passa dalla povertà a New York a un rapido successo prima come articolista e poi come scrittore per la televisione in Canada. Un patto col diavolo (ma in senso metaforico) che gli permette di guadagnare molti soldi ma che lo allontana da se stesso. Finirà male con la televisione, benone per lui.
Ora, il rischio di un racconto come questo è la banalità, la retorica da due soldi: no, funziona benissimo. Non so come ci sia riuscito, ma Eddie ha messo giù un racconto che posso tranquillamente accostare alla Lettere a un giovane poeta di Rilke (be’, forse esagero). Le vicende di David sono più che divertenti, la scrittura è a tratti di una elegante volgarità. Sebbene la storia sia scontata, non si sa come andrà a finire sino all’ultima pagina.
Le conversazioni sono ottime, e lo sono i personaggi.

David lavora a New York, al «Newsweek», imbusta risposte prestampate per i lettori che scrivono al giornale. Non può lasciare il lavoro – con la crisi che c’è! – e cerca in tutti i modi di farsi licenziare: arriva tardi, va via prima, si assenta, si comporta in modo inopportuno. In più paga il suo vicino di tavolo perché faccia il suo lavoro, e così spende più di quanto guadagni. Lascia New York (e la ragazza con cui vive) e torna in Canada, dove l’aspetta l’amico Max e dove vivono i genitori separati (lui sta con ragazzine e non molla un soldo, lei è sempre preoccupata che il figlio non se ne vada a mani vuote: «As usual, her first thought is: my son is here, what can I give him? “Do you need a bycicle? […]”», p. 73).
Les, bellona locale, decide che da portarsi a letto no, troppo spiantato, però lo invita avivere con lei per dividere le spese.
David deve trovarsi un lavoro – un lavoro adeguato. Fa il correttore di bozze telefonico per una assistente amministrativa, dev’essere disponibile a qualsiasi ora del giorno, ma guadagna solo dodici dollari e mezzo al giorno. Poi fa la comparsa in una pubblicità e quasi si ammala (nelle fotografie è estate, ma in realtà è autunno) eccetera.
Comprando dei costosissimi occhiali – da vero scrittore (e si indebita per farlo) – incontra la coreana Kim, con cui ha una faticosa relazione di sesso – alla fine lei vorrebbe tenerselo in casa, chiuso come un animale domestico, lui scappa.
Eccetera eccetera. In 258 pagine accadono tante cose e questo è proprio il caso in cui dire: be’ devi leggerlo, raccontato perde.
Infine David riesce a farsi assumere dalla Cosmodemonic Broadcasting Corporation (il cui acronimo è lo stesso della Canadian Broadc. Corp.). Quarantamila dollari all’anno. Fa degli errori, si mette contro arroganti potenti, infine prima che lo facciano fuori, lascia baciando il conduttore in diretta e, aprendo la camicia davanti alla telecamera mostrando la scritta «I quit!».
Finisce che Les è incinta, sarà quel che sarà.

Ripeto, la vicenda rischiava di grosso la banalità e invece funziona. Inoltre – ma soprattutto – il libro è divertente, i pensieri di David in aereo, i dialoghi, tutto brillante. Battutacce funzionano benissimo. I ricordi di David sono monotematici – soldi (nel senso di debiti) e donne (nel senso di sesso). Anche ricordi familiari, della dipendenza dalla televisione del fratello e delle sue crisi d’astinenza quando il padre nascose il televisore.
Non mi sfugge che è per me particolarmente facile identificarmi con questo personaggio, ma tutto sommato un libro come questo rende facile per chiunque almeno un po’ il rispecchiarsi. Non so bene che cosa ne possa pensare il pubblico femminile.

Ciao.


Andrea

(22 settembre 1998)
copyright © Andrea Antonini