Le mie copertine

Non ho studiato grafica, e neppure computer graphics.

Ma a usare Photoshop si impara (e io appartengo a quella generazione che le cose le impara alla bisogna da sola senza dover frequentare inutili corsi mangiasoldi), mentre la creatività in parte è innata, in parte si sviluppa da piccoli.
Inoltre leggendo le riviste di design e architettura che giravano per casa sin da ragazzino ho avuto modo di imparare a riconoscere e evitare il Kitsch; ha anche molto contribuito un bel programma televisivo di Giulio Macchi, Habitat, trasmesso nei primi anni Settanta
E poi, poche cose al mondo allenano il senso delle proporzioni e delle dinamiche grafiche come i tracciati ferroviari, veri e modellistici, di cui da piccolo andavo ghiotto. Andrebbero aggiunti come postilla al Punkt und Linie zu Fläche di Kandinsky.

Nei miei anni di traduttore e redattore avevo dato agli editori qualche idea per le copertine, perlopiù avevo suggerito che immagini usare – perché sarai anche un mago di Photoshop, uno dei milioni, ma se non hai visto e non ricordi migliaia di quadri, grafiche, luoghi, immagini pubblicitarie, e non hai una fantasia tutta tua, non standardizzata, quello che tirerai fuori sarà la solita copertina da analfabeta.

Quando mi trovai a produrre i libri per la casa editrice Calypso mi buttai nella progettazione completa delle copertine, dalla ricerca iconografica alla composizione degli elementi, ai testi dei risvolti.

La prima non mi riuscì granché bene,* un po´ perché mi ero impuntato su un’immagine che non funzionava, un po´ perché per la fretta ero mi ero incastrato in una idea ortodossa della copertina che cozzava con la mia percezione dell´equilibrio grafico.

Pazienza, le altre mi sono riuscite una meglio dell´altra, anche quelle in cui alcuni elementi mi sono stati imposti. Non credo che sarei però capace di fare copertine glamour, quelle per esempio di Mondadori, piene zeppe di elementi colorati e persino in rilevo. Ma è grafica, quella?

Qui racconto come sono nate le mie copertine.

* Quella per Correndo con il dentista di Franco Crepax. Recuperai l´insufficienza grafica con le citazioni dei recensori che piazzai in IV. Raccomandavano di tener d´occhio l´autore da cui evidentemente si aspettavano grandi cose per il futuro. Ma le recensioni erano del 1968, i recensori erano tutti morti e Crepax era già sugli ottantadue. Nessuno notò il difetto temporale.

Sebastiano Vassalli, L´alcova elettrica

Camilla Cederna, Maria Callas
Luisella Fiumi, Come donna, zero
Marina Jarre, Negli occhi di una ragazza

… e un´altra quindicina che seguiranno