Eliot S. Valenstein – Blaming the Brain. The Truth About Drugs and Mental Health

Eliot S. Valenstein
Blaming the Brain. The Truth About Drugs and Mental Health
circa 895.000 battute

«Psychotherapeutic drugs treat mental disorders in the same way that insulin treats diabetes». Questa affermazione, rassicurante per il paziente, comoda per il medico e lucrativa per le case farmaceutiche, oggi corrente negli Stati Uniti dopo un approccio ai disturbi psichici quasi totalmente psicoterapeutico predominante dal dopo guerra a pochi anni fa, è alla base di un ampio esame delle reali qualità degli psicofarmaci, e soprattutto di una approfondita disamina delle basi teoriche sulle quali si basa la tecnica farmaceutica in questo campo.
Dopo alcuni capitoli dedicati alla storia delle sostanze psicoattive e alla loro attività sul sistema nervoso, Valenstein avanza precise critiche circa i principi e le metodiche che hanno portato all’adozione di farmaci come il Prozac o sostanze come il litio. Segnala le pressioni dirette e indirette da parte dell’industria farmaceutica e infine rileva come solo in parte la terapia farmacologica ottenga dei veri risultati.
Insomma, per la scienza corrente i disturbi psicologici, dalla schizofrenia alla bulimia alle fobie alla depressione alle manie all’ansia, sono soltanto il prodotto di squilibri chimici nel cervello ed è sufficiente riportare alle ‘giuste dosi’ le varie sostanze per rimettere a posto le persone. Che poi sia dimostrato che persone normalissime abbiano anomali situazioni biochimiche e viceversa, che psicotici gravi siano ‘formalmente’ normali poco importa. Importa anche poco che tuttora non si sappia come e perché le sostanze agiscano, tanto si può sempre procedere per tentativi, fino a trovare un farmaco di buon effetto.
Questo è un ottimo libro, tuttavia la sua struttura, come già ha rilevato un recensore americano («I fear that Valenstein’s book is preaching to the converted») lo rende tutto sommato inutile. Anche senza conoscere la storia della psicofarmacologia o addentrarsi tra i meccanismi biochimici del cervello, chiunque con una formazione umanistica o anche solo una minima sensibilità si rende conto delle enormi implicazioni dell’utilizzo degli psicofarmaci. La riduzione a congegno chimico dell’uomo non soltanto rende irrilevanti i contenuti psichici e le esperienze della vita – e Valenstein aspetta la pagina 239 per affermarlo -, ma elimina istantaneamente ogni possibile significato della vita stessa. Il problema del ‘chi’ è reso normale dalle pasticche viene con gli psicofarmaci pressoché eliminato.
Questo non significa che quindi solo approcci psicoanalitici o genericamente psicoterapeutici siano la soluzione – in talune gravi situazioni o come sostegno momentaneo gli psicofarmaci hanno una loro importante funzione -, ma che la comoda scappatoia del farmaco, comoda soprattutto per i parenti e gli amici della persona sofferente, non può rappresentare l’unica ‘cura’.
Un libro critico e equilibrato al tempo stesso, da leggere per approfondire conoscenze già presenti, ma troppo blando per un’ampia diffusione.


Andrea Antonini

(19 gennaio 1999)
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