Elof Axel Carlson – The Unfit. A History of a Bad Idea

Elof Axel Carlson
The Unfit. A History of a Bad Idea

The unfit – l´inadatto, l´anormale, il degenerato, come si voglia chiamare. Carlson racconta la storia del rapporto della società con gli individui anormali B fuori della norma: ovviamente dichiarati tali dalla maggioranza o da chi ha preteso nei secoli di rappresentarla. E la racconta incentrandola sul tema delle presunte origini biologiche della devianza: un approccio questo che ha inizio nel 1710 con la pubblicazione dell´anonimo Onania, che presentava la masturbazione come “the first alleged cause of physical and mental degeneracy in both the abuser and the abuser´s descendants” (p. 12) e prose­gue fino ai campi nazisti.
In verità l=intento è più quello di rintracciare le origine storiche del movimento eugenetico, in partico­lare nella forma dell´eugenetica negativa. L=´autore esplora le degenerazioni date dalla povertà (l´Inghilter­ra del Seicento, con le apposite poor laws), da particolari condizioni sociali (certe comunità di individui insofferenti della città che all´inizio dell´Ottocento vivevano sulle colline sopra New York), e soprattutto le misure cautelative contro tali degenerazioni: dalla castrazione degli individui colti in eccesso di masturbazione (un tema che percorre l´intero libro) nell´America ottocentesca, fino al movimento eugenetico delle origini, che dovrà a un certo punto ammettere di non potere valutare gli individui solo sulla base delle loro origini, ignorando del tutto le condizioni ambientali, alla *solu­zione finale+.
C´è Mendel, Darwin, Lombroso, ovviamente Galton. Ci sono le proposte al Kaiser di una futura razza tedesca del tutto pura, proposte ben viste da prima che Hitler entrasse in scena.

Diciamo che gli ingredienti sembrano esserci. Tuttavia i libro è molto mediocre, per diversi motivi.
Innanzi tutto l=autore segue un proprio percorso non dell tutto obiettivo. Non che dica il falso, almeno credo, ma mette l´accento su questioni che probabilmente non hanno davvero avuto quella particola­re rilevanza sociale da lui attribuita. Carlson ignora deliberatamente le condizioni culturali dei vari momenti da lui considerati (fatta eccezione per la prima Inghilterra industriale). Porta alla luce trenta­cinquemila sterilizzazioni coatte fino al 1940 negli Stati Uniti, ma non si capisce mai bene se si siano state il risultato (peraltro modesto statisticamente) di una vera e propria politica *eugenetica+ o se la teoria biologica sia stata solo una scusa per altri fini, per esempio religiosi – la religione sembra di fatto assente, o se ne fa un minestrone.
La Germania nazista è tirata via in poche pagine. Non dubito che i proclami antisemiti citati siano stati fatti, ma non bastano a dare conto di una situazione così complessa. E ha poco senso dire che in Germania gli ebrei erano sempre stati visti male – lo erano anche in Francia, e allora?
Carlson insegna biochimica e biologia cellulare. Con ogni evidenza gli mancano quelle conoscenze storiche di base necessarie per scrivere un libro come questo. Riferisce quello che ha letto (e in ben dieci anni!). Ma si ha l´impressione che non abbia capito bene quello che ha letto. D´altra parte, finché questa gente pretenderà di spiegare il mondo al mondo partendo dai libri disponibili nella biblioteca della propria facoltà, rigorosamente americani, senza essere in grado di leggere una sola riga in francese, o tedesco, italiano, russo, non produrrà niente di buono.

Andrea Antonini
(24 maggio 2002)