Erik Larson – The Devil in the White City

Erik Larson
The Devil in the White City

Non posso che confermare il giudizio relativo al proposal [nota 1], anche se in effetti il libro è più scorrevole e meglio costruito di quanto si potesse prevedere (oltre che, se ricordo bene, impostato diversamente rispetto a quanto delineato nel proposal).
Tuttavia le faccende raccontate hanno un valore molto locale, Chicago tra povertà e ostenta­zione di ricchezza in opposizione alla ricca Parigi, meschinità di imprenditori locali, ecc.
Un libro a tratti divertente, ma nel complesso niente di particolare.
Andrea Antonini
(17 luglio 2002)

[nota 1] Erik Larson, The Devil in the White City. A Saga of Magic and Murder at the Fair that changed America. “I propose to tell the saga of the greatest world´s fair in American history [tenutasi nell´estate del 1893] and of the men and women whose lives it irrevocably changed. I propose to tell it, however, through a central narrative built around two men, an architect and a serial killer, and through them to explore the ineluctable conflict between the white and black cities of the American soul. The architect was Daniel Burnham, the fair´s brilliant Director of Works […]. The murderer was Dr. Henry H. Holmes prolific serial killer and builder of the strange ´World´s Fair Hotel´, into which fairgoers, mostly young single women disappeared+ (p. 10).
Tra il rigore dell´architetto Burnham – la sua fu una “White City” perché costruita di finto marmo bianco – e il non *sufficientemente considerato+ Holmes, reo confesso di ventisette omicidi, ma colpevole di almeno il doppio (in fin dei conti Jack lo squartatore ha ammazzato >soltanto= quattro persone e lo ricordiamo meglio), con il contorno di figure come Buffalo Bill, Larson vuole portare il lettore alla scoperta di una delle grande esposizioni universali di fine Ottocento, una fiera che avrebbe risollevato l=immagine degli Stati Uniti, la cui partecipazione all=Esposizione di Parigi era stata così dimessa.
Tra la presentazione di armi Krupp, gigantesche dinamo, un parco divertimenti senza precedenti, l´auto­re disserta e tira in lungo non poco e fa dissertare i suoi protagonisti B per esempio con considerazioni sull´avanzamen­to della tecnica, sull´evoluzione della psicologia nel secolo con note biografiche che si prevedo­no prolisse (“In this chapter [il secondo] readers learn about Dr. Holmes´ childhood in Gilmanton, N. H., his upbringing, and his education B and his Father sinist er means of paying his Medical-School tuition”, p. 38); con mappe della città, ecc.
Non è che Larson scriva male, né la sua impostazione mostra delle pecche formali. Ma il suo libro promette di essere piuttosto noioso B non si riesce a condividere il suo interesse (interesse: neppure lui lascia trapelare entusiasmo). Sarà la lontananza geografica dei fatti, o che di serial killer ce n´=è già abbastanza sui giornali, ma questa proposta non promette niente di traducibile.