Ernst Peter Fischer – Werner Heisenberg. Das selbstvergessene Genie

Ernst Peter Fischer
Werner Heisenberg. Das selbstvergessene Genie

Heisenberg è lo scienziato cui in buona sostanza dobbiamo il mondo odierno – i computer, la tecnologia, le fondamenta della ricerca scientifica contemporanea. È stato lui a inventare la meccanica quantistica e tante altre belle cose.

Questa biografia di Fischer prometteva un punto di vista inconsueto: non solamente una cronologia umana e scientifica, ma una visione per così dire umanistica, il tentativo di inserire Heisenberg in una dimensione «culturale» – Heisenberg come Mozart, come Leonardo.

Ma il tentativo non è riuscito molto bene. Il libro è moderatamente piacevole e interessante, ma l’artific­io è troppo pesante ed evidente, e si basa spesso su ingenuità: «Wer ein Vergleich mit der Kunst wagen will, könnte sagen, daß alle Bilder der Natur vor Heisenberg in schwarz-weiß gehalten waren. Mit ihm kam die Farbe ins Spiel» (p. 59), e il paragone immediatamente successivo con vari compositori è altrettanto misero.

Forse Fischer sperava di trarre ispirazione dal fatto che Heisenberg era amante della musica, anzi: giovanissimo dovette decidere tra scienza e musica. Ma il tutto è fragile, artificioso, stucchevole.


Andrea Antonini

(7 gennaio 2002)
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