Franco Peramolla – Le streghe del mare

Franco Peramolla
Le streghe del mare
circa 205.000 battute

In una breve introduzione l’autore ci comunica oltre a notizie sulla pirateria, proprie opinioni circa la presenza femminile tra i pirati («[…] le donne pirata sono state l’archetipo della rivolta femminile contro l’ingiustizia sociale»), cadendo talora in baratri concettuali («Dicono che la pirateria è – insieme alla prostituzione – la più antica professione del mondo: non c’è dunque da meravigliarsi che sia stata onorata dalla presenza femminile»), e comunque annoiando sin dal principio.
Seguono l’introduzione alcuni brevi racconti di pirateria al femminile, di fantasia ma vagamente basati sulle poche notizie storiche riguardanti donne pirata, quadretti in cui c’è chi fugge dal convento e incontra l’amore pirata; chi bambina rimane sola perché il papà è via per lavoro piratesco e sposa poi un pirata, con intermezzo da Porci con le ali: «Fu così che Jacquotte conobbe il sesso: un misto di sensazioni di piacere e di dolore che provocavano in lei la voglia di gemere, di dibattersi, di gridare, ma anche la rabbia, il disappunto, il rammarico perché lui la possedeva, lui era il maschio padrone che lei odiava con tutte le sue forze come simbolo di una differenza reale che si andava sempre più accentuando con l’età»; la ragazzina rapita che mette in imbarazzo il pirata dicendogli che come riscatto certo non andrà a letto con lui: «Il comandante arrossì violentemente. “Non l’ho mai pensato”, concluse […]»; e altre situazioni e immagini di pari qualità («John non fece mai delle “avances” e solo dopo due mesi che ero a bordo decisi di andare a letto con lui. E lo decisi perché io mi ero innamorata e lo desideravo ardentemente» ecc.).

Il problema di questo libro è che non ha niente da dire. I racconti si riducono a una serie di brevi descrizioni di fatti più che prevedibili o intrinsecamente di nessun interesse; la scrittura è modesta, direi quasi primitiva, formalmente corretta ma priva di una qualsiasi qualità. La prospettiva storico sociologica, se vogliamo chiamarla così, forse basata su qualche elemento concreto, ha un’aria pretestuosa, e comunque un po’ loffia in sé non viene adeguatamente sviluppata.
Rimanendo il fatto che Peramolla, a giudicare da questa sua opera, non sa scrivere, si può forse immaginare che un unico ma più ampio racconto sul tema avrebbe dato più possibilità al lettore di avvicinarsi e appassionarsi a vicende che qui non decollano mai e lasciano la sensazione del «e allora?». Tra gli errori narrativi l’eccesso di notizie biografiche sui personaggi, e in generale una sovrabbondanza di fatti generici e di frasi fatte che non finiscono mai.
Completa il volume una bibliografia, in cui l’autore ritiene che «valga la pena di citare» opere probabilmente splendide, come la General History of the Robberies and Murders of the Most Notorious Pirates, attribuita a Daniel Defoe.

 

Andrea Antonini
(3 dicembre 1998)