Frollo Laporollo – [Su Mozart]

Garzanti
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Ciao,

eccoci al Laporollo sulle opere di Mozart. Avverte l’autore: «Il presente lavoro non è dunque un’ennesima biografia mozartiana; presuppone anzi una certa conoscenza della biografia e delle opere di Mozart: è invece un lavoro di interpretazione, in particolare di alcune opere: Idomeneo, Don Giovanni, Così fan tutte e Die Zauberflöte. […] il primo [dei tre aspetti fondamentali di questo lavoro] è ovviamente musicale, ma ve n’è uno d’indagine psicologica e anche psicoanalitica ed uno di ordine etnologico, ma si potrebbe citare naturalmente l’uso di nozioni derivate dalla pittura o dalla letteratura […]».

Il lettore viene quindi trascinato in una specie di solitario brainstorming dell’autore, che rimbalza da una propria idea all’altra, cita, si infervora e qui e là propone alcune accattivanti intuizioni riguardanti la vita e le opere di Mozart.

Ma non ci siamo.

A questo livello di discorso si può dire qualsiasi cosa di chiunque, con uguale convinzione e con stesso grado di plausibilità. Tirando in ballo un po’ di psicoanalisi, persino l’etologia, qualche frammento di filosofia eccetera si può dimostrare qualsiasi cosa. Ma anche volendo accettare un furbo eclettismo, rimane il fatto che presentare le proprie conoscenze e competenze è comunque il lavoro di preparazione di un’opera, non un’opera in sé.

Non solo: si fosse limitato a raccogliere annotazioni, Laporollo sarebbe forse (molto forse) riuscito a produrre un quaderno da cui il lettore avrebbe potuto trarre ispirazione per proprie ulteriori speculazioni. L’autore invece chiede piena attenzione, chiede di seguire il proprio percorso – insomma, come essere obbligati a vedere le altrui foto delle vacanze.

Sì, dirai, ma di che parla il libro? «[Mozart] tratta i vari timbri delle emozioni simultaneamente, facendoli sfumare l’uno nell’altro, amalgamandoli con un effetto estraniante, talvolta gelido, in cui la singolare complessità dei colori, e la loro netta definizione, riflette la complessità delle emozioni senza doverla esprimere, rendendo la linea melodica cangiante, ferma e aerea» – «I lettori mi perdoneranno per questa lunga citazione […]: essa testimonia la mia ammirazione per lo scritto di Charles Gounod sul Don Giovanni […]» eccetera. Abbiamo qui un commento delle opere di Mozart, soprattutto dei libretti. Un commento nel complesso pedante e presuntuoso, vecchio nello stile – «Cosicché il tradito è, come nel Fliegende Holländer, un essere “quasi morto” (forse qualcuno oggi azzarderebbe dire “depresso” […]» – e sostanzialmente inutile. Tutto è «celebre», «ben noto», «splendido»: arie, esecuzioni eccetera.

Pur simpatico nel suo entusiasmo, Laporollo rappresenta quella critica musicale quasi soltanto italiana incapace di parlare di musica senza cadere nel sentimentalismo e nel vago e che finisce invariabilmente col rivolgere l’attenzione ai soli aspetti letterari della produzione operistica. Ma anche lì raramente il musicologo e il critico dispongono di strumenti critici adeguati: il risultato spesso – in questo caso senz’altro – è brodoso.

Ciao.

Andrea

(5 ottobre 1998)
copyright © Andrea Antonini