Giorgio Modigliani – Evoluzione culturale ed evoluzione biologica

Giorgio Modigliani
Evoluzione culturale ed evoluzione biologica
circa 250.000 battute

Visto il titolo, mi aspettavo tutt’altro libro. Qui non abbiamo uno studio più o meno approfondito sulla relazione natura / cultura, magari da un nuovo punto di vista, ma solo una raccolta di resoconti e di opinioni di Modigliani sui danni che la sempre più accelerata evoluzione culturale ha posto e porrà all’esistenza umana.
Tema principale: la conoscenza ha portato all’allungamento della vita, ciò ha causato un incontrollabile incremento demografico che alla fine si tradurrà in guerre, fame, forse pestilenze.
L’autore porta diversi esempi dei danni da evoluzione culturale, tutti comunque già visti e sentiti in altre occasioni, facendo poche distinzioni tra fame, dolore, uso improprio dei computer, ruolo dei vecchi, storia, attualità ecc.
La parte vagamente rigorosa dura solo le prime pagine, poi il libro scivola in un monologo da salotto. Il limite del libro sta proprio nella mediocrità della scrittura. Non puoi parlarmi dei massimi problemi dell’umanità mettendo di mezzo polemichine sul computer che ti è così antipatico (e che genera disoccupazione), tirando in ballo la frustrazione della donna moderna che non può più avere i suoi bei tanti figli, ambigue frasi sulla scolarizzazione coatta, stracotte tirate sul consumismo. E poi: sarebbe un bene debellare il cancro? Mannò, poi si riempie il mondo di vecchi. Serve l’e-mail? Macché, una volta la posta arrivava in un paio di giorni e nessuno la poteva spiare.
Morpurgo si fa aiutare da Mark Twain e H.G. Wells (Macchina del tempo), nonché da Swift (Viaggi di Gulliver) e dagli articoli di «Repubblica».
Dal settimo capitolo si comincia a respirare; qui abbiamo polemiche belle grezze e dirette contro la FAO, l’UNICEF, la Chiesa, la Nestlé eccetera. E poi blande spiegazioni di dinamiche economiche e sociali.
Per finire: «Che fare? La mia risposta è molto semplice, niente, non c’è nulla da fare. Aspettare, vedere, se si ha fede sperare».

I problemi esposti sono gravissimi e molta gente anche se di buona volontà non sa o sa in modo confuso. Ed è il motivo per cui un libro come questo è da evitare. Qui l’autore si parla addosso o al massimo parla a pochi altri brontoloni. Non traspare neppure un dolore dietro il pessimismo, piuttosto un compiacimento nello spiegare che sarà morte e distruzione. Non un barlume di ricerca, di competenza. Per scrivere e vendere il banale bisogna essere molto più bravi.

Aggiungo che molti degli argomenti presentati sono sì accattivanti, ma non sono necessariamente veri o condivisibili.


Andrea Antonini