Giuseppe Lupi – Loffredo Maffredi – Dialoghi minimi fra un matematico ed un neurobiologo

Giuseppe Lupi – Loffredo Maffredi
Dialoghi minimi fra un matematico ed un neurobiologo
circa 410.000 battute (qui manca l’ultimo capitolo)

Un lungo scambio di idee tra un neurobiologo e un matematico sulla mente, sul cervello, l’intelligenza artificiale, la logica matematica e altre mille questioni. Le tre pagine di Introduzione danno un’idea della quantità e della qualità dei temi trattati.
Lupi e Maffredi fanno sfoggio di erudizione affrontando e mettendo in relazione tra di loro con scioltezza temi classici – dualismo mente corpo / Cartesio, macchina di Turing, area di Broca, acromatopsia, cervello come macchina sì o no, rapporto musica / matematica, emisferi cerebrali eccetera.
La cosa bella di questa opera, che peraltro la rende anche impubblicabile, è la sua assoluta inutilità[1]. Lupi e Maffredi si scambiano idee tutto fuorché originali, qui e là si coglie qualche nuova informazione, ogni tanto si presenta qualche elemento oscuro o ostico o noioso che si può saltare tranquillamente senza perdere il filo. Insomma, gli autori sono riusciti nel loro intento[2] di costruire una cólta e piacevole conversazione da salotto (non crederei neanche se fosse vero che questa è la trascrizione-rielaborazione di conversazioni reali) da ascoltare, forse origliare, un po’ sì un po’ no. E visto che davvero la sanno lunga e non tentano di convincerci di alcunché non si deve neanche fare la fatica di stare lì a soppesare le loro parole[3].

Il solito problema è che i libri vanno anche venduti. E poi – ha valore di complimento, ma non lo si riferisca agli autori, forse ci rimarrebbero male –, a me piacerebbe che questo testo rimanesse fotocopiato e venisse regalato in treno, nelle sale d’aspetto dei dentisti, nei rifugi di montagna.

[1] Si può obiettare che essendo piacevole non è comunque inutile. Allora preciserò. Intanto, vista l’aria (commerciale) che tira, i libri di dotte Betrachtungen è meglio evitarli. Poi, sarebbe anche ora che la si finisse di parlare di tutti quegli argomenti con toni quasi evocativi. Intelligenza artificiale – AI per gli amici –, e basta, o ne parli o non ne parli. E Turing e la sua macchina – per il tono con cui viene citata in tanti libri ormai mi fa sempre venire in mente il sarchiapone.
[2] Era il loro intento?
[3] Il che non significa che sia tutto tranquillamente condivisibile!


Andrea Antonini

(1 gennaio 1998)