Grafica Veneta

In un suo libro, il neurologo Oliver Sacks – uno che ha fatto i soldi trasformando in numeri circensi i propri casi clinici* – racconta di essere in viaggio su un piccolo aereo pilotato da un suo paziente. In prossimità dell’aeroporto la torre di controllo attribuisce l’ordine di atterraggio al monomotore dandogli la precedenza su un Jumbo, semplicemente perché è arrivato prima.

Nel traffico aereo funziona così, non ha importanza che tua sia un Cessna o un Boeing con quattrocento passeggeri, chi arriva prima, prima atterra. Molto semplice ed efficiente.

Questo piccolo episodio mi è venuto in mente quando ho cominciato a collaborare con Grafica Veneta, una delle più grandi ed efficienti tipografie d’Europa e forse del mondo, con sede a Trebaseleghe in Veneto. Quando li contattai, dopo disperanti esperienze con piccole tipografie, non mi aspettavo che mi avrebbero preso in considerazione, con le mie mille-millecinquecento copie a volume. Grafica Veneta stampa i milioni di copie, i best-seller italiani e europei.

Invece mi dissero che benissimo, erano a mia disposizione, e mi invitarono ad andare a trovarli per conoscersi di persona. Ci andai. Fui accolto dal responsabile commerciale, che mi fece visitare tutto il gigantesco impianto, mi raccontò la storia dell’azienda e mi presentò il capo tecnico. Fu aperto un account a mio nome per la verifica online delle ultime bozze, quelle che un tempo si chiamavano ciano. E iniziai a far stampare da loro i miei libri, pagando la stampa anche meno della metà della concorrenza.

Grafica Veneta lavorava e immagino lavori come le torri di controllo degli aeroporti, non importava che stampasse le trecentomila copie a volta di Faletti o le mie millecinquecento, la professionalità era la stessa. E la professionalità vince sempre.

Quelle tipografie lombarde che mi trattavano con sufficienza perché ero l’ultimo arrivato ora sono in buona parte fallite.

 

  • Oliver Sacks ha scritto un sacco di libri sui suoi pazienti neurologici, libri che a una prima lettura appaiono affascinanti e divertenti. Ma ripensandoci, anche se i casi descritti sono quasi sempre bislacchi, si tratta pur sempre di  malattie anche gravi trasformate in intrattenimento ben retribuito.
    Per esempio, da un libro di Sacks, Risvegli, hanno tratto un film, storia di esseri umani addormentati da decenni per una grave forma di encefalite letargica. Il film racconta di individui che si risvegliano e scoprono un nuovo mondo, sapendo che però il risveglio sarà di breve durata, un romanzone drammatico commovente.
    Ma su YouTube ci sono i video dei pazienti veri di Sacks, quelli che davvero si svegliarono, e non c’è niente di romanzesco. Sono persone che spalancano gli occhi per brevi istanti magari correndo da una parte all’altra della stanza d’ospedale, per poi ripiombare nel nulla.
    Dalla loro morte cerebrale, Sacks ha cavato un sacco di soldi – sbaglierò, ma la cosa non mi piace.