Il dilettante di successo

Questo è un caso anomalo, perché si tratta di uno scrittore dilettante e dunque mediocre e velleitario che ha raggiunto il livello del professionismo formale. Pubblica da anni libri su libri con editori importanti e scrive articoli per quotidiani nazionali e periodici.
Tuttavia è e resta uno scrittore dilettante che però ha frequentato le persone giuste.
Mi è capitato parecchi anni fa di dover redazionare dei suoi libri.

Il nostro autore, che chiameremo Baldassarre Baldini, è considerato un grande esperto del suo campo, che per camuffamento individueremo nella produzione di trattori da corsa. I suoi testi sono considerati un riferimento autorevole.
Un giorno mi capitò da redazionare un suo manoscritto molto tecnico riguardante l´economia globale dei trattori da corsa – una previsione sullo sviluppo del mercato dei trattori basata su una sfilza di dati, tabelle e calcoli. Un lavoro tranquillo, pensai, e da bravo redattore cominciai a fare controlli a campione sui dati presentati: i dati forniti dagli autori andrebbero controllati tutti, ma se almeno la metà è esatta e il tempo stringe si dà in genere per scontato che il lavoro sia stato fatto bene e si rinuncia a controllare l´altra metà.
I testi di riferimento sui trattori da corsa non si trovano alla biblioteca di quartiere e neppure a quella centrale. Dovetti perciò chiedere la tessera della biblioteca dell´Istituto superiore dei trattori da corsa, unica nel suo genere, fornita di un milione di volumi riguardanti i trattori. Era un posto gradevole, pieno di studenti che sognavano una carriera tra copertoni agricoli e rimorchi per il fieno. Presi una tabella a caso del Baldini e la confrontai con la fonte indicata nelle note. Non uno dei dati riportati corrispondeva. Se la fonte – un volumone pubblicato dalla Tractor Society dell´Illinois – diceva che in Svezia ogni anno si vendevano duemila trattori di colore verde rame, il Baldini ne riportava tremilacinquecento, e se la fonte indicava un netto declino delle vendite dei trattori a nafta, il Baldini spiegava con assoluta certezza che si era di fronte a un nuovo Rinascimento degli stessi.
Preoccupato recuperai un altro volume di quelli che il Baldini indicava di avere utilizzato non solo per riportarne i dati, ma anche per sviluppare le sue teorie. E anche lì le cifre erano tutte sbagliate. E dunque anche le brillanti previsioni economiche erano infondate.
La casa editrice con riluttanza mi prolungò il costoso abbonamento alla biblioteca e io ci passai dieci giorni, correggendo quasi tutti i dati riportati nelle tabelle.
La redattrice responsabile del libro andò a trovare il Baldassarre Baldini per informarlo dello stato dei lavori. Il quale mostrò stupore – che importanza poteva mai avere se alcuni dati (quasi tutti) erano sbagliati? Quello che contava era il suo pensiero economico-visionario – che però era basato su dati inventati.
Non so come finì, se poi uscì una dissertazione teorica basata su dati che dicevano il contrario, o se addirittura fu deciso di lasciare i dati inventati – in fin dei conti chi mai si sarebbe preso la briga di andarli a controllare?

Alcuni mesi più tardi, il Baldassarre Baldini propose un altro manoscritto all´editore. Il Baldini era un autore gradito agli intellettuali di sinistra e dunque qualsiasi cosa scrivesse vendeva bene. Questa volta si trattava di una serie di biografie di coltivatori diretti famosi, gente che pochi avevano sentito nominare, agricoltori che nella storia dell´umanità si erano distinti per esclamazioni poi diventate celebri o per avere contribuito in modo significativo allo sviluppo dei campi di grano trifolati.
La faccenda si ripeté. L´autore aveva sciattamente scopiazzato qua e là le biografie di quegli agricoltori, riportando una marea di inesattezze. Date e luoghi di nascita, opere salienti, parentele. Tutto sbagliato. Sistemai il libro e anche in questo caso il Baldini non fece una piega e si infastidì persino per la preoccupazione dei redattori. Bontà sua concesse che si mantenessero le correzioni.

Anni dopo mi capitò di andare alla biblioteca di un centro scintoista, stavo facendo dei controlli su un libro dedicato al Giappone medievale. E vidi su un tavolo in bella mostra tutti i libri del Baldassarre Baldini. Proprio quel giorno avevo letto un suo perentorio articolo sulla necessità di impedire agli studenti di prima elementare di imparare parole che contenessero la lettera kappa – un articolo piuttosto strano, anche perché non dava spiegazioni sulla fonte del pericolo, pubblicato però su un quotidiano tipo il Corriere o Repubblica.
Senza malizia domandai alla bibliotecaria come mai i libri del Baldini fossero così in bella mostra in una biblioteca dedicata a tutt´altra letteratura. E lei si illuminò: “Ha letto l´articolo di Baldini uscito oggi, che meraviglia?! Ma non lo sa che Baldassarre è uno dei nostri adepti più attivi?”. Io risposi che sì, l´articolo l´avevo letto ma che forse per via della mia inconsistenza mentale non l´avevo capito appieno. La bibliotecaria si rabbuiò: “Come non l´ha capito… Ma scusi, lei vorrebbe fare pronunciare parole con la kappa a bambini di sei anni?”. Risposi che io di mio forse non l´avrei fatto, ma che non mi sembrava un problema grave.
La bibliotecaria mi spiegò allora che secondo gli scintoisti le parole con la kappa provocano degenerazioni al fegato nei bambini che non abbiano ancora sviluppato la piena dentizione e non si siano ancora impratichiti nell´arte del gorgheggio. Provai a domandare che nesso ci fosse tra la kappa e il fegato, e soprattutto con il gorgheggio, e mi fu risposto che avrei fatto bene a comprarmi qualcuno di quei volumi che stavo consultando senza evidentemente capirli.

Questo è un autore relativamente famoso che per fatti estranei allo scrivere ha trovato un suo pubblico cui probabilmente non importa niente di quello che scrive, ma che si conforta nel riconoscersi in una microcomunità di lettori del Baldini. È un uomo simpatico, entusiasta, cui piace scrivere, ed è questo il punto: gli piace scrivere e essere pubblicato, e basta. Non gli importa niente di essere letto e apprezzato per ciò che scrive, ha un bisogno folle che le sue cose escano su libri e riviste, e si stupisce sinceramente che qualcuno ne sottolinei i vaneggiamenti – che importanza ha che qualcosa sia impreciso?
Scrive anche volentieri basandosi su teorie religiose che peraltro non spiega, e in questo modo si evita anche la fatica di dover giustificare razionalmente le proprie affermazioni.

Nonostante la notorietà, è e resta un mediocre autore dilettante la cui opera non lascerà traccia. Un autore cui non importa niente di comunicare qualcosa al prossimo, cui importa solo di pubblicare compulsivamente. Proprio ciò cui importa agli aspiranti scrittori che invadono le cae editrici di porcherie illeggibili.