Irina Usoskin – Boris Gamburg – Family Physics. Principles

Irina Usoskin – Boris Gamburg
Family Physics. Principles
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I fratelli Irina Usoskin e Boris Gamburg hanno messo in piedi un sistema per ridare salute mentale e, attraverso questa, fisica alle persone. Non chiedono nulla ai loro ‘pazienti’, non indagano sulle loro vite, ma cercano di far sì che i ‘processi di pensiero’ degli individui tornino a funzionare al meglio, che i pensieri ‘cattivi’ smettano di portare distruzione mentale e fisica ai loro produttori.

La nostra Irina porta due casi che potremo definire ‘clinici’, un gruppo di tre persone – padre, madre e figlio – e una coppia – lui e lei, che ovviamente litigano. Per spiegare le proprie teorie la Usoskin fa uso di disegnini, di simboli (lettere dell’alfabeto ebraico), di discorsi confusi che una volta capiti si rivelano idiozie.

C’è di tutto, qui: dal moralismo bello e buono a (con un po’ di fantasia) qualche punta di idealismo hegeliano, a cose vere e ben note cui è stato dato altro nome e altra forma, al buon senso, a un po’ di misticismo nascosto.

Ma è soprattutto un’aria pesante e odiosa a farla da padrona: «Anyone who thinks must assume responsibility over his own thought process and no one else’s. Only a handful of the thousands of people I have treated over the years took responsibility for the way in which they think. There are many possible explanations for this but perhaps the simplest is the lack of awareness of just how crucial it is to assume such responsibility. For as long I can remember, I’ve always taken responsibility over what I think and how I think. If I make a thinking error, I identify and rectify the problem» (p. 5).

Questi due signori vivono in un’altra epoca, quella della teosofia, dell’antroposofia. Va bene, qui non sono in ballo corpi eterici o astrali, ma ugualmente si è nel regno delle affermazioni categoriche, sembra che un secolo di psicanalisi e di psicologia sperimentale/sociale/cognitiva, nonché di neurologia e medicina sia passato senza lasciare traccia. Siamo ancora ai pensieri che ammalano: probabilmente è vero che i pensieri ammalano (o risanano), ma non è questo, oggi, il modo di proporre questa peraltro vecchia idea.

Ai due fratelli (c’è la loro foto, non sembrano godere di eccellente salute mentale) bisognerebbe far leggere gli splendidi libri di Groddeck.

Consiglio di leggere la prima parte della prefazione, p. 1, un capolavoro (tragico) di umorismo involontario.

 

Andrea Antonini
(7 febbraio 2000)