Irvin D. Yalom – Momma and the Meaning of Life

Irvin D. Yalom
Momma and the Meaning of Life
circa 535.000 battute

Il medico psichiatra Yalom parla in questo libro della morte, di persone a lui care e di persone care a suoi pazienti. Il titolo, davvero sbagliato, è quello del primo di sei racconti, sei situazioni in cui l’autore si avvicina e avvicina al dolore degli altri e alla loro consapevolezza del dover morire, e contando sull’empatia avvicina il lettore stesso, più con un senso di compassione che di terrore, alla sua propria morte.
La mamma di Yalom, quasi cieca e tuttavia grande ammiratrice dei libri del figlio, portati sempre con sé e valutati per le loro qualità fisiche. Poi Paula, una malata terminale con la quale l’autore fondò, nel 1973, uno dei primissimi gruppi di sostegno psicologico per malati allo stadio finale; il racconto delle prime sedute, i successi inattesi e il rapporto con questa donna e suo figlio.
Irene, moglie ancora giovane di un malato di tumore al cervello, seguita prima e dopo la morte di lui, la sua caparbietà nel non volere superare il lutto – e a mio parere anche un’occasione per riflettere su un punto di vista psichiatrico, in questo caso psicoanalitico corrente (credo soprattutto nel mondo americano): l’insistenza del medico per la ricerca di un nuovo marito, una nuova vita, spinte – tecnicamente e anche per il buon senso – corrette, che in qualche modo pongono il problema del diritto a soffrirsene come si vuole senza però soccombere alla sofferenza, a una visione forse non sana ma propria della vita. Irene poi si troverà Kevin e ricomincerà.
Chiude il libro un racconto inventato, la vicenda dello psicoanalista Ernest e di un suo paziente ‘tutto d’un pezzo’, che un giorno incontra una figura che lo incanta quanto una sirena, lo porta nella sua casa, nel suo letto e lo abbandona però a un incubo atroce, in cui un enorme gatto minaccia la sua vita in un non-luogo. Ernest dal racconto si invaghisce di questa donna, ne sente il richiamo e la va a cercare. Gli accade la stessa cosa, ma lui non fugge una seconda volta e riesce a dialogare con l’incubo, a risolverlo, a convincerlo e a farvi amicizia potendo così rimanere con la bella donna.
Altre persone, malati con capacità intuitive fuori del comune e medici di poca sensibilità. I problemi economici dell’assistenza ai malati psichici, gli ospedali.
L’autore non tira in ballo posizioni teoriche, cita esplicitamente solo Rank, forse Freud, una volta Jung – e si mantiene in una posizione che più che eclettica è di perplessità teorica. Probabilmente un misto di realtà e di necessità di coinvolgere il lettore nel percorso di scoperta delle forze psichiche delle persone di cui si racconta la vita. E anche in parte una semplificazione, che permette anche a persone distanti dal pensiero psicologico di affrontare anche tecnicamente i problemi presentati.
Una riuscita nuova variazione sul tema della propria morte attraverso quella degli altri.
Il libro ha un qualcosa di stonato, ma non sono riuscito a individuare cosa.
Da prendere in considerazione, assieme al fatto che – visto il tema – potrebbe essere tanto un grande successo quanto un disastro.

 

Andrea Antonini
(28 aprile 1999)
copyright © Andrea Antonini