James Flint- Habitus

Garzanti
per *. ********
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29 marzo 1998

Ciao,

ti arriverà in giornata il manoscritto di Flint, Habitus. Come ti dicevo al telefono è piuttosto buono.
Per la trama a grandi linee ti rimando alla seconda pagina del dattiloscritto – non saprei che altro aggiungere di significativo. Questo Flint è bravo, i personaggi sono ben delineati e accattivanti e le loro vicende, curiose ma non gonfiate (solo all’inizio c’è qualche tentennamento), intrigano. C’è l’elemento surreale della cagnetta Laika che ogni tanto incontra degli astronauti, irruzioni del gatto del Cheshire, sogni-incubi di un professore di matematica di nome Metric – ma il libro non vuole essere divertente, e la sua serietà / seriosità rendono persino plausibili questi elementi di irrealtà. È scritto bene, i dialoghi sono pochi ma ben fatti.
Le biografie – forse più biografie intellettuali – procedono parallele al cammino scientifico, i viaggi spaziali, l’evoluzione dei computer. Come sembra ormai essere un must, compaiono titoli di telefilm e una buona dose di ebraismo (qui chassidismo).
Periodicamente si incontrano problemi filosofici e matematici, nonché questioni di genetica – che in effetti sono il sugo del libro: l’ultimo teorema di Fermat, Russell, Whitehead, Wittgenstein, e anche un po’ di Leibniz. Ovviamente Alan Turing e la sua macchina, von Neumann, il computer ENIAC. (Ho finalmente scoperto perché si usa il termine «bug» per indicare un difetto nei software: nei primi computer, con migliaia di valvole, insetti si ficcavano tra i contatti creando cortocircuiti). Poi spionaggio e controspionaggio negli anni Cinquanta. ARPANET (l’origine di Internet). Sedute psicanalitiche.
Difetti. È un libro sofisticato (nel suo genere) e originale (e sono difetti). È privo di un vero e proprio centro. Si rivolge a un pubblico americano che può ritrovarsi in molti piccoli dettagli e soprattutto a persone che hanno quanto meno un’infarinatura di filosofia matematica (branca della filosofia peraltro in perenne fondazione) e che sanno più o meno chi è Russell. Che hanno almeno idea di cosa sia la cabala, che si sono interessate alla recente soluzione del teorema di Fermat (ma mi pare che la notizia non sia stata confermata) e che si incuriosiscono sulle origini della tecnologia. Eccetera. Poi ci sono le censure religiose, che proibiscono di scrivere il segno più (per via della croce), sostituendolo con – | , e il bigottismo e tanto altro.
È un libro piuttosto lungo, seicento cartelle.

Insomma, è un romanzo intrecciato a tecnologia e scienza, e a varia cultura (si va dall’RNA a Mork e Mindy a Sofia Loren al dottor Caligaris) ben fatto. Io non mi sento di dire con assoluta certezza che non va pubblicato perché invendibile (ma lo penso al 70 per cento), spero che troverai un momento per guardarlo prima che torni (in tutta fretta, mi dice la signora Stucchi) a Santachiara. Soprattutto mi sembra che in Italia manchi curiosità per gli argomenti trattati, una curiosità che negli Stati Uniti è per così dire tradizionale. Così mancando il background temo che questo libro non abbia possibilità di essere notato dal pubblico. La trama da sola non regge.

Andrea