Jan Bondeson – Buried Alive. The Terrifying History Of Our Most Primal Fear

Jan Bondeson
Buried Alive. The Terrifying History Of Our Most Primal Fear
circa 720.000 battute

Copertina e sottotitolo non sono appropriati per questo libro, un’indagine storica sulle paure e le eventuali realtà del venire sepolti prima d’essere davvero morti, un’indagine, incentrata su XVIII e XIX secolo, che parreb­be essere piuttosto ben fatta e degna di venire affiancata alle serie (e talvolta seriose) pubblicazioni delle «Annales».
Dopo una breve dissertazione su Poe e sulle sue angosce letterarie e dopo avere affrontato l’argomen­to in riferimento all’antichità classica, Bondeson arriva al dunque – i fortissimi timori d’errata sepoltura tra Sette e Ottocento, alimentati da storie coeve più o meno documentate, da statistiche improbabili (un morto su dieci non è morto, in duemilasettecento vengono sepolti vivi ogni anno, eccetera) e dall’effettiva incompetenza dei medici del tempo.
Facile prevedere i capitoli su bare con allarmi, cimiteri con campanelle azionate da sotto terra o tubi che dal sottosuolo permettano al becchino di valutare l’andamento della putrefazione – buon segno di morte sicura.
Più imprevedibile l’ospedale tedesco in cui depositare lunghe file di cadaveri prima della sepoltura nel caso qualcuno si risvegli.
E un capitolo sull’eventualità che ancor oggi – con in aggiunta la questione degli espianti – ci sia la possibilità di errore. Parrebbe esserci, non per mancanza di strumenti (morte cerebrale) ma per il loro non corretto utilizzo.

«This book is the first full-scale English-language work to address the history of the signs of death and the risk of premature burial» (p. 15). Immagino che sia vero, tuttavia non si può dire che sia un libro particolarmente interessante di per sé. Niente da dire sulle capacità d’indagine dell’autore, che scrive anche bene. È che l’argomento accenderà anche timori profondi, ma tutto sommato, a meno che uno non sia proprio incuriosito per motivi suoi, non ha i numeri per reggere un libro se non di vasta almeno di soddisfacente diffusione – senza contare che, forse, in molti lo vedrebbero in libreria, farebbero le corna e tirerebbero dritto.

Non male il capitolo sulla sepoltura in letteratura.

Anche se qui a bassissima risoluzione anche le immagini sembrano buone. Segnalo quella a pagina 33, lo spillo nel piede dei morti di peste, Marsiglia 1722.

Un buon libro poco vendibile.

 

Andrea Antonini
(6 ottobre 2000)