Janet Gleeson – The Arcanum. The Extraordinary True Story of the Invention of European Porcelain

Janet Gleeson
The Arcanum. The Extraordinary True Story of the Invention of European Porcelain
circa 520.000 battute

Fino al Settecento la sola porcellana disponibile in Europa era quella orientale, in particolare cinese, importata con grandi difficoltà e costosissima. Non si sapeva come venisse fabbricata, né di che materiali fosse costituita.
The Arcanum racconta di come un alchimista anziché la pietra filosofale scopra il segreto della porcellana, forse altrettanto prezioso, e delle conseguenze di questa scoperta per la sua vita e per quella di altri e nel mondo europeo in generale.
La storia ruota attorno alle biografie di Johann Frederick Böttger, Johann Gregor Herold e Johann Joachim Kaendler.
Augusto II, «il Forte», elettore di Sassonia e poi re di Polonia imprigiona Böttger, l’alchimista, con la speranza che costui potrà trasmutare da metalli vili abbastanza oro da finanziare le sue guerre. Böttger, che peraltro non è un imbroglione e conosce a fondo la chimica avendo fatto apprendistato in una farmacia per cinque anni, dopo mesi di inutili tentativi riesce a salvarsi la vita offrendo al posto dell’oro la formula della porcellana da lui nel frattempo scoperta, da cui Augusto II potrà trarre denaro.
I problemi tecnici connessi alla produzione della porcellana sono enormi, dal reperimento delle giuste terre alla costruzione di forni adeguati, al controllo della temperatura di questi. I primi esperimenti vengono condotti in piccoli locali, in un castello medievale; il calore dei forni fonde gli arredi metallici e danneggia la salute. I vapori sono tossici. Infine si raggiunge un procedimento efficace e ripetibile.
Viene aperta una fabbrica di porcellana a Meissen, ma nonostante la buona qualità (comunque ancora inferiore a quella dei prodotti orientali) le vendite sono scarse; gli operai non vengono pagati da Augusto, il quale per di più prende gratis per sé la produzione migliore. Tra una guerra e l’altra la porcellana è un delirio per questo re, che prima di morire vorrà un palazzo in stile giapponese con mobili, suppellettili, ornamenti di porcellana, persino le canne dell’organo della cappella.
L’arcano, il segreto della fabbricazione viene custodito ossessivamente. Spie giungono da ogni parte d’Europa, la fabbrica viene difesa militarmente. Negli anni in diversi scappano con il segreto, sperando in grandi guadagni; uno fugge a Vienna: pentito tornerà poi a Meissen distruggendo il laboratorio che vi aveva approntato, ma lasciando senza volere abbastanza tracce da consentire agli austriaci, anni dopo, di ricostruire il procedimento.
In effetti quasi tutti non ne sanno abbastanza e falliscono. Chi viene catturato dalle guardie reali finisce male.
Dopo la morte di Böttger, giovane, alcolizzato e quasi pazzo per le sofferenze fisiche e mentali (visse quasi sempre in prigionia e sotto continua minaccia di morte – Augusto aveva apprezzato la porcellana, ma non aveva rinunciato all’oro), la porcellana di Meissen, anche per via del suo prezzo elevato (un paradosso: si era cercato di produrla anziché importarla per risparmiare!), diviene una moda tra le persone ricche d’Europa. La fabbrica cresce in un clima di imbrogli e violenze. Gli operai vengono pagati pochissimo, ma se lasciano il posto devono emigrare: tale è il potere di chi dirige la fabbrica che nessuno potrà trovare un altro lavoro nella regione. La richiesta di un aumento della paga, dopo quarant’anni di fabbrica, costa a un artigiano la prigione per insubordinazione. Gli operai muoiono giovani a causa dell’arsenico utilizzato nella lavorazione.
La porcellana viene via via migliorata, da leggermente gialla diventa sempre più bianca, più pura di quella cinese che ha sfumature azzurre.
Le successive scoperte riguardano la sua decorazione – i coloranti in grado di sopportare la cottura ad alta temperatura e il procedimento che garantisce un disegno indelebile. Anche qui opere mirabili tra segreti, fughe di notizie, invidie.
Infine il grande decoratore Herold, fabbricante di splendidi colori e inventore di disegni affascinanti, a capo della fabbrica, verrà scalzato dal grande scultore di porcellana Kaendler, creatore di una nuova forma d’arte e tanto ambizioso e farabutto quanto Herold. Modellare liberamente la pasta: un’abilità necessaria per soddisfare la volontà di Augusto di riempire il proprio palazzo di animali esotici di porcellana in grandezza naturale.
La decorazione passa di moda, con Kaendler si ha la porcellana in forme pure, bianchissime.
In questa Sassonia della porcellana, in un clima pesante (qualcuno si suicida) avvengono eccezionali miglioramenti tecnologici. Le persone si sposano o ammaliate da Augusto divorziano. Si danno feste meravigliose. Gli uomini perdono la vita in battaglie insensate. Lo stesso re infine muore, ma non con una cortigiana tra le braccia come aveva sperato. Il figlio, Augusto III, si disinteresserà della porcellana e raccoglierà a Dresda opere pittoriche straordinarie. I debiti con le banche vengono pagati con piatti e teiere (ma i banchieri sono poco contenti). C’è il problema della falsificazione del marchio (le spade incrociate riprodotte in copertina).
E in tutta Europa la follia della porcellana assale i ricchi e i potenti.

I pochi fatti che cito alla rinfusa non possono rendere giustizia al libro, che si sviluppa cronologicamente, è denso e coerente. La storia è in sé davvero straordinaria, come promette il titolo. Le vite dei protagonisti, anche dei più fortunati, sono tragiche. Una certa laconicità dell’autrice è compensata dalla forza di queste biografie non inventate – se non fosse vero il racconto sarebbe inverosimile.
La porcellana è l’argomento principale, e vengono forniti tutti gli elementi tecnici per comprenderne la fabbricazione, ma il valore del libro è nelle persone. Alla fine si è addolorati per coloro che si sono incontrati, si penserà diversamente sugli alchimisti e sui re. Ancora una volta si ringrazierà il cielo di non essere vissuti là e allora e sì, si guarderà anche con un interesse nuovo alla porcellana.
Ovviamente chi è poi specificamente interessato all’argomento trarrà una peculiare soddisfazione.
Un’appendice di poche pagine parla di Meissen oggi e delle porcellane di Augusto II salvatesi dai bombardamenti.

La storia è straordinaria, la scrittura un po’ meno – il tono è un po’ scolastico, monocorde. Questo è comunque un buon libro, che racconta qualcosa che prima non si sapeva proprio, è scritto benino e non è lungo. In più, passate le prime pagine si vede un percorso, si stabilisce una certa tensione, si vuol vedere «come va a finire».

Andrea Antonini
(1 ottobre 1997)
copyright © Andrea Antonini