Janette Jenkins – Columbus Day. A Novel

Janette Jenkins
Columbus Day. A Novel
circa 450.000 battute

Inghilterra, madre, padre e figlia adolescente. La madre è strana e dolce, la figlia sembra una Zazie ingentilita, assieme vanno a zonzo in città diverse, chiacchierando, cercando la migliore gelateria, frequentando ristoranti e fast food. Il padre di Jessica, così si chiama la ragazza, narratrice, è molto più vecchio della moglie, un uomo che in pensione ogni tanto parte non si sa perché – forse per star dietro alle donne che l’avevano amato in gioventù (la cosa non sembra turbare la moglie).
Dietro il gironzolare delle due donne c’è però la ricerca del nonno di Jessica, il padre di sua madre, scomparso tanti anni prima senza spiegazione. Probabilmente un uomo di mare, un avventuriero, che si nasconde ora in qualche città inglese. La ricerca si basa sugli elenchi telefonici – sul cognome Forrester (quello del nonno) e sulla voce di chi risponde da riconoscere al volo. Poi dagli elenchi si passa agli appostamenti, alle scuse per entrare nelle case dei tanti Forrester.
La madre sembra solo svampita, la figlia la segue allegra e affettuosa, ma la svampitezza si trasforma improvvisamente in crollo – ospedale psichiatrico prima e una specie di casa di riposo lussuosissima poi. Padre e figlia rimasti soli telefonano alla donna, che racconta delle sue ricerche e dei suoi viaggi ormai solo immaginari.
Infine il nonno salta fuori, grazie a un investigatore privato. È sì un viaggiatore, ma perché esperto di piedi e di calzature gira il Paese per promuovere nuovi zoccoli o le meraviglie della riflessologia. Un uomo amabile quanto gli altri personaggi, che si presenterà alla figlia ritrovata, riportandola in qualche modo alla realtà. Il libro si chiude con la vita che riprende, fortunatamente ancora un po’ strana. (Il padre di Jessica non andava a donne, amava solo viaggiare, vedere luoghi d’arte, trovare vini…).

La vicenda è curiosa, ma è soprattutto la scrittura della Jenkins a convincere, a rendere questo racconto amabile. Non c’è traccia di volgarità, i personaggi sono quasi inverosimili per il loro essere fuori del mondo (in più non si capisce bene di che vivano), ma per nulla melensi. La ragazzina è simpaticissima, il padre che all’inizio era un po’ in disparte rivela a un tratto uno spessore insospettato, la madre è una donna che – inoltre descritta bellissima – farebbe subito innamorare chiunque. Anche il nonno, un po’ perplesso e riluttante, è azzeccato.
Un solo episodio mi pare fuori luogo, una ‘molestia sessuale’ da parte di un tizio in spiaggia – incomprensibile, forzato, da chiedere all’autrice di togliere…

Un racconto da prendere senz’altro in considerazione con, mi sembra, anche buone possibilità di vendita (inoltre è breve).


Andrea Antonini