John C. Mather – John Boslough – The Very First Light. The True Inside Story of the Scientific Back to the Dawn of the Universe

John C. Mather – John Boslough
The Very First Light. The True Inside Story of the Scientific Back to the Dawn of the Universe
circa 870.000 battute

Si descrive in questo libro, scritto da Mather con la penna di Boslough, la storia dell’impresa COBE (Cosmic Background Explorer – si pronuncia come MOBY), un complesso programma di ricerca spaziale, promosso e diretto da John C. Mather e supportato e finanziato dalla NASA, finalizzato alla dimostrazione dell’esistenza della cosmic background radiation, ovvero quanto rimane della radiazione prodotta dal Big Bang miliardi di anni fa, quando calore e densità erano tali da consentire l’esistenza solo di particelle elementari e radiazioni.
Impossibile da misurare con precisione dalla Terra, prima di questo progetto le ricerche sulla radiazione cosmica, diffusa in tutto l’universo, venivano effettuate con strumenti montati su palloni sonda o su razzi, veicoli che permettevano però analisi parziali e insoddisfacenti. Mather si occupava già della questione quando pensò di approfittare di un’offerta della NASA di finanziare due progetti scientifici spaziali.
Il progetto presentato da Mather venne accettato, ma dalla sua accettazione al lancio del satellite COBE passarono dieci anni, durante i quali difficoltà di ogni tipo, tecniche, burocratiche, politiche, dovettero essere superate.
Infine i risultati furono eccezionali, al di là delle previsioni. Non solo venne dimo­strata l’esistenza della radiazione cosmica e si ebbe quindi conferma sperimentale del Big Bang, ma si poté anche rilevare anisotropia in essa, ovvero differenze di temperatura che (effetto Doppler) dimostrano l’espansione dell’uni­verso.
Ma soprattutto vennero scoperte piccole variazioni di temperatura nello spettro della cosmic radiation, alcune irregolarità che rappresentano una vera e propria impronta del Big Bang, un fossile di ciò che avrebbe poi creato le galassie e l’intero universo.

Il libro non presenta freddamente l’impresa, al contrario, Mather racconta in prima persona la sua vita di quegli anni e la vita dei suoi collaboratori, il suo trovarsi giovanissimo a capo di un’impresa del costo di miliardi di dollari e che avrebbe coinvolto fino a 1500 scienziati nei momenti di maggiore impegno.
Ci si trova ad esempio spiazzati e divertiti nell’accompagnare gli scienziati alla ricerca di un missile adatto al satellite tra quelli «avanzati» dopo che la NASA ne ha smesso la produzione, e piace leggere della commozione dei tecnici che infine hanno curato il lancio del loro ultimo Delta rimasto in magazzino nel vederlo utilizzato per un’impresa nobile piuttosto che come bersaglio per prove di guerre stellari. Ci si indigna per taluni intrighi della comunità scientifica e si ammira chi rinuncia a incarichi ben pagati per dedicarsi alla ricerca. Insomma, quasi un romanzone.

Le parentesi rappresentate da brevi trattazioni di argomenti scientifici, da come si riu­scì nell’Ottocento a misurare la velocità della luce ai risultati d’eccezione di Ticho Brahe, al decadimento della radioattività, sono interessanti e ben fatte.

Strada facendo si incontrano poi delle divagazioni, una disincantata descrizione della corsa allo spazio di Russia e Stati Uniti, crude valutazioni sulle cause del disastro dello shuttle Challenger, nel 1986, descrizioni dei metodi di ricerca nelle imprese private americane, il ruolo della politica americana nella ricerca scientifica eccetera.

Questo è un bel libro. L’argomento è d’eccezione, Boslough è bravo. C’è tensione e interesse, piccoli artifici come il mettere a due terzi le fotografie delle persone di cui si parla da «anni» permettendo così finalmente di «conoscerle» coinvolgono ancora di più il lettore.
È scritto bene, è montato bene, quanto un telefilm americano.
Tuttavia non posso raccomandarne la pubblicazione.

Non è un libro elegante e raffinato ed è confezionato su misura per un pubblico americano. Ma questi due aspetti, pur importanti, non supererebbero di per sé le sue qualità.
Il vero motivo di perplessità è commerciale. The Very First Light negli Stati Uniti ha avuto buone vendite (ma credo non eccezionali, non sono uscite edizioni successive alla prima, né tanto meno edizioni paperback). Ma lì la NASA cura enormemente la propria immagine – è dall’opinione pubblica che dipendono i suoi finanziamenti – e COBE è stata la prima impresa spaziale di successo dopo anni di disastri.
I risultati scientifici ottenuti (la conferma dell’anisotropia è stata definita da Stephen Hawking come la scoperta scientifica più importante del secolo, forse di tutti i tempi) sono stati ampiamente pubblicizzati dalle televisioni e da pubblicazioni non specializzate e hanno quindi «fatto notizia» e sicuramente sollecitato l’orgoglio nazionale.
In Italia siamo fuori tempo – il libro è del 1996, i clamori delle scoperte ancora più vecchi – e sono mancati pressione dei media e motivi d’interesse extrascientifici.
Qui poi non abbiamo un’opera scientifico-divulgativa vera e propria, qualcosa di duraturo, ma in un certo senso un «prodotto commerciale», un quasi instant book. E tenendo anche conto che le persone interessate o anche solo i lettori di «Le Scienze» probabilmente già conoscono gli aspetti scientifici della questione, e che facilmente in un prossimo futuro verranno proposte opere più sintetiche, eleganti e stabili, il nostro essere fuori tempo assieme alle 60.000 lire che a occhio verrebbe a costare la versione italiana si rivelano determinanti.

Ritengo che pubblicandolo la casa editrice perderebbe parecchi soldi.


Andrea Antonini