John M. Coetzee – The Lives of Animals

John M. Coetzee
The Lives of Animals

Coetzee presenta a una Tanner Lecture il racconto di una donna che a sua volta parla a una conferenza, a favore degli animali, difendendone la dignità, arrivando ad accostare olocausto e sterminio delle bestie che gli uomini mangiano. Il discorso ondeggia tra filosofico ed emoti­vo, tanto evidente e condivisibile da risultare talvolta banale in modo imbarazzante, e comun­que difficilmente sostenibile in modo ‘oggettivo’. A questo racconto seguono delle risposte di altri autori.
Di sicuro questo è un libro che, a meno di farne un caso, venderebbe poco. E, come vegeta­riano, non trova il mio appoggio.*
La questione del ‘senso’ della morte per un animale, la sua non autocoscienza come segno di inferiorità e del suo essere utilizzabile senza rimorso, le infinite antropomorfizzazioni degli animali e altre questioni simili sono dubbi comuni tra i vegetariani, e non sfuggono a Coetzee. D’altra parte sono questioni senza soluzione, e posizioni o risposte provvisorie uno deve cartesianamente e trovarsele da sé.
Coetzee rischia di portare sul terreno della discussione e quindi della banalizzazione e dell’apertu­ra ai contrari problemi tra i più misteriosi dell’esistenza. Il suo raffronto con i campi di concentramento è una carta rischiosa e forse l’unica che possa colpire senza possibilità di discussione ‘teologica’, ma io non l’avrei usata.
Tra le argomentazioni di Coetzee e quelle del cattolico che di fronte al depresso lo invita a star su perché la vita è amore non vedo grande differenza.

* [nota rimossa]


Andrea Antonini

(15 febbraio 1999)
copyright © Andrea Antonini