Katy Boynton Payne – Silent Thunder: In the Presence of Elephants

Katy Boynton Payne
Silent Thunder: In the Presence of Elephants
circa 530.000 battute

Un bell’argomento e un’occasione perduta. Animali tra i più simpatici, intelligenti e dalla lunga vita, gli elefanti meriterebbero ben altra opera che non questa della Payne.
Dopo avere studiato la comunicazione delle balene, l’autrice decide di occuparsi di quella degli elefanti. E qui inizia il suo libro, che è un libro sbagliato, per impostazione e scrittura.
Già iniziare con uno zoo non mette di buon umore il lettore, ma passi (molti studi etologici vengono condotti, almeno preliminarmente, su animali in cattività, ma il lettore va anche conquistato). Una sorta di invocazione a pagina 9 sconcerta per cattivo gusto, espressioni come «He was an enormous, unhappy bag of bones» (p. 14) spingono a passare ad altro libro.
Ma questi sarebbero problemi minori, magari sistemabili in traduzione, se poi si entrasse nel vivo, si cominciasse a parlare degli elefanti, o meglio: a descriverli. Macché, autobiografia, sogni, considerazioni superflue. Bisogna passare più di trenta pagine per arrivare al vero inizio del libro, e la scrittura è comunque modesta. Qui abbiamo un argomento relativamente facile da trattare. Le leggende sugli elefanti, la loro intelligenza, il loro più che peculiare aspetto, il loro sentire – c’è solo da agganciarsi e lasciarsi trascinare, tra indagine scientifica e agganci storici e letterari. Il problema della misteriosa comunicazione anche a grande distanza, poi, basterebbe a sostenere un intero volume. Non è che queste cose manchino del tutto, è che la Payne deve per forza raccontare di quel suo amico che conosceva tutte le parti dei corali di Bach, per parlare dgli infrasuoni deve ricollegarsi al pedale dell’organo nella chiesa in cui cantava, la Messa in si minore finisce in mezzo ai barriti. La Payne vuol fare la scrittrice (si veda ad esempio a pp. 182-183), ma fa solo pena (si veda il raffinato «BOOM» a p. 132).


Andrea Antonini