Marele Day – Lambs of God

Marele Day
Lambs of God
circa 650.000 battute

Un assistente del vescovo ha la brillante idea di trasformare un antico convento in un luogo di vacanza per ricchi in cerca di solitudine e riposo. Non sa, ma non lo sa nessuno, che nel convento vivono ancora tre monache di clausura, superstiti di una comunità un tempo numerosa.
Le tre donne non si curano del mondo, vivono una vita scandita dalle preghiere, dalla cura delle pecore, da storie reciprocamente raccontate. La tosatura degli animali, il taglio dei propri capelli che faranno da imbottitura per cuscini seguono riti precisi. Non c’è più distinzione tra uomo e animale, le pecore stesse rappresentano le consorelle morte.
Padre Ignazio si presenta al convento e viene bene accolto, però i suoi modi da subito irritano le monache, che si insospettiscono. Le tre prima gli portano via il telefonino, poi lo sequestrano, legandolo mani e piedi e lasciandolo su un letto comunque accudendolo e nutrendolo. In questa situazione si svolge il più del libro, con le donne che elaborano le decisioni da prendere, con dubbi, infine anche tormenti. Escono dal convento per cercare l’auto del prete, la trovano, asportano i documenti, una pila fresca del telefonino, e poi la buttano in mare. Leggono i progetti del vescovo, devono agire. Pian piano padre Ignazio riesce a dialogare in qualche modo con le monache, partecipa ai loro racconti. Lo cercano, ma nessuno può immaginare che sia nel convento. Lui passa il tempo ricordando pensando, poi anche leggendo.
Il convento sarà salvato da una eredità, una faccenda di fondazioni, con un giro di telefonate fatte con il ‘cellulare’ dalla monaca più anziana. Il prete verrà lasciato libero, farà carriera.

Le varie note di copertina attribuiscono un valore quasi di ‘denuncia’ a questo libro – i livelli incompatibili della Chiesa cattolica, la fede profonda quasi estatica contrapposta alla mondanità delle gerarchie ecclesiastiche ecc. In questo senso il libro è un po’ debole, per noi che con le faccende di chiesa abbiamo una bimillenaria consuetudine: alcune forzature, qualche polemica ‘fuori testo’ risultano fastidiose, forse utili per un australiano.
Le tre monache nel corso del libro acquistano una forte fisionomia, il comportamento del prete è intrigante.
La trama è davvero loffia, la persona ‘normale’ sequestrata da lucidi folli è faccenda vecchia e non suscita nessun interesse. I dialoghi sono relativamente pochi. L’autrice punta molto sulla descrizione, sul valore delle storie che si raccontano i personaggi – a volte davvero troppo lunghe –, insomma, alla fin fine più che un romanzetto ci si trova a leggere la dettagliata scenografia di un film.
Questa pesantezza è eccessiva per il pur discreto risultato. Un paio di dialoghi alla fine valgono da soli decine di altre pagine.

Le monache sono venute davvero bene, ma contrapposte a una certa indeterminatezza narrativa, alla banalità della trama – con tanto di elicotteri alla ricerca del prete –, al fatto che il libro comincia a funzionare bene da metà e alla logorrea di cui dicevo conducono il mio giudizio in un perfetto stato di equilibrio tra la bocciatura e il suggerimento di una ulteriore valutazione.

Andrea Antonini
(11 luglio 1998)
copyright © Andrea Antonini