Myron Arms – Riddle of the Ice. A Scientific Adventure Into the Arctic

Myron Arms
Riddle of the Ice. A Scientific Adventure Into the Arctic
circa 515.000 battute

Nel 1991 l’autore, in viaggio in barca a vela dalla costa orientale degli Stati Uniti verso il Labrador settentrionale, incontra inaspettata, anche considerando l’alta temperatura di quell’estate, lungo la costa meridionale del Labrador una enorme massa di ghiaccio. L’anomalia sia della dimensione sia della posizione di quest’area ghiacciata spingono Arms, una volta tornato a casa, a studiare in un crescendo d’interesse il clima artico e la sua relazione con il cambiamento globale di clima. Nel 1994 riparte con tre amici* su una piccola barca in vetroresina per la stessa destinazione, per vedere da vicino il fenomeno e comunque spinto da marinaresco spirito d’avventura.

Questo libro è sia il racconto del viaggio sia un’introduzione ai vari studi e teorie riguardanti l’effetto serra, le correnti oceaniche, l’anomala formazione di banchi ghiacciati in contrasto con l’aumento generale della temperatura eccetera, studi che hanno tra l’altro come obiettivo il trovare prove del cambiamento cli­matico da presentare all’opinione pubblica sostanzialmente disinteressata al pro­blema. Sul luogo in cui cercare tali prove c’è concordia tra gli scienziati – le regioni polari e subpolari: «the signal event that climatologists are watching for […] is […] very likely to be an ice event» (p. 13); «Western Greenland seems to be a parti­cularly sensitive area in terms of climate signals – a place where a few answers to these questions may be hiding» (p. 185).

Il tema è molto interessante e l’autore ottiene l’effetto cercato di allarmare il lettore o comunque di renderlo più consapevole del problema climatico. Ma questo libro è scritto davvero male.

I capitoli sono costituiti dalle pagine del diario di bordo – un artificio (questo non è un resoconto, ma un racconto basato sul viaggio). Il problema è che Arms è un mediocre scrittore. Le sue rifles­sioni sono a dir poco banali, le sue descrizioni dell’ambiente e della vita di bordo di basso livello; sulle sue analisi psicologiche dei compagni di viaggio meglio tacere. Le discrete e­sposi­zioni tecniche non si inseri­scono nella narrazione, sono corpi estranei, manca una pur minima integrazione tra le parti. Interessanti alcune sporadiche annotazioni marginali, ad esempio circa i problemi che pone il navigare tra i ghiacci con una imbarcazione piccola.

Non saprei neppure come piazzare il prodotto. Mediocre come racconto, vago come saggio.

* In realtà per un mese fecero parte dell’equipaggio altre due persone, ma per «esigenze narrative» se ne fa menzione solo negli «Acknowledgments».

Andrea Antonini
(10 dicembre 1997)
copyright © Andrea Antonini