Nicholas Humphrey – The Mind Made Flesh. [Essays from the] Frontiers of Psychology and Evolution

Nicholas Humphrey
The Mind Made Flesh. [Essays from the] Frontiers of Psychology and Evolution

Humphrey è un noto studioso dell´evoluzione dell´intelligenza umana e della coscienza, anche se a dire il vero, i due altri suoi libri che mi è capitato di leggere mi pare avessero, come questo The Mind Made Flesh, un carattere più divulgativo delle teorie più accreditate che d´esposizione di novità rilevanti.
The Mind Made Flesh raccoglie una serie eterogenea di articoli già pubblicati. Gli argomenti sono per l´appunto i più vari, con una visione per così dire umanistica della mente umana a fare da sfondo comune.
I primi saggi sono dedicati alla coscienza, ai problemi antichi e nuovi del dualismo mente/corpo, del problema dell=identità di un eventuale automa umano, al senso del concetto di sensazione, di perce­zione, ecc. Nulla di nuovo, ma riproposto in maniera eccellente.
L´autore spazia poi tra temi classici: dal parallelismo tra arte paleostorica ed espressione artistica autistica (pp. 132 ss.) al senso evolutivo del carisma dei trascinatori di masse (pp. 330 ss.), passando per brevi e acuti articoli come “Death in Tripoli” (p. 327), attorno al dibattito sul tempo che i mezzi di informazione avrebbero dovuto dedicare alla morte della figlia di Gheddafi, o come “Love Knots” (un richiamo ai nodi di Laing?), sull´origine del giorno di san Valentino come festa degli innamorati.
Ma ciascuno di questi saggi meriterebbe una segnalazione, come il semplice !What Shall We Tell the Children!, su ciò che andrebbe detto e soprattutto non detto ai bambini e ai giovani, sulla necessità di limitare i condizionamenti in campo religioso o ideologico: un saggio che nella sua quasi ovvietà risulta liberatorio, sia perché mi sembra che il concetto di educazione finalizzata alla formazione di uno spirito critico stia andando a remengo, sia perché la semplicità e la linearità del discorso di Humphrey segnalano una modalità libera e liberatoria di pensiero scientifico: non scienza come complessità o risultato, ma come posizione di perplessità teorica, di attesa, e di limite dell´azione superflua.
Ora che da più parti si preme per il mantenimento statico della diversità delle culture anche a scapito delle verità più costatatibili (si pensi al creazionismo americano), diversità delle culture che finisce con il trasformarsi in convivenza forzata di dogmi, le parole di Humphrey riaccendono consapevolezze che ormai appartengono ad altri decenni (rimanendo a Laing, chi legge più Mi ami o Nodi?) e riportano sui binari del concreto, per esempio, certi discorsi sgangherati sull=intelligenza artificiale.

Un libro di quelli che definisco normali, un libro da treno ma per pochi, commercialmente debole. Non è un libro che possa accendere l´attenzione di chi non conosca Humphrey e non abbia un minimo di infarinatura sulle teorie della mente, non perché richieda un background tecnico, ma perché nella sua frammentarietà rischia di scoraggiare il lettore occasionale (come la maggior parte delle raccolte di articoli).
Aspettiamo qualcosa di più organico e vendibile.

 

Andrea Antonini
(24 luglio 2002)