Paul Davies – How to Build a Time Machine

Paul Davies
How to Build a Time Machine

«Where exactly are the past and future? Surely the past has disappeared and cannot be retrieved, while the future hasn’t yet come into being? How can a person go to a world that doesn’t exist? Sidestepping that, what about the inevitable paradoxes that come from visiting the past and changing it? What does that do to the present? And if time travel were feasible, where are all the time tourists from the future, coming back to peer curiously at twenty-first century society?» (p. 3).
Sono le domande cui intende rispondere questo libro, che esamina nell’ordine, i viaggi nel futuro, quelli nel passato, la costruzione pratica di una macchina nel tempo e i paradossi veri o presunti di un interazione con il passato.
Gli ingredienti sono ovvi: Einstein e relatività, velocità della luce, loop temporali, wormholes, buchi neri, sguardo ai paradossi, eccetera. Sono argomenti che vengono presentati spesso, in molti testi, ma quasi mai in modo tale da poter venire assimilati dal lettore quanto la ricetta della salsa di rose. L’How to Build non fa eccezione.
Questo libro funziona per le prime quaranta pagine: il discorso è limpido, l’autore prende le teorie di Einstein e non si mette a darne conto nel dettaglio – dice solo: le cose stanno così –, e in questo contesto è un bene. Ma poi non riesce a mantenere la stessa semplicità descrittiva e nel tentativo di chiarire cade nella solita trappola del voler dire troppo.
Così il libro, che comunque nel complesso rimane un prodotto dignitoso, si spegne gradual­mente raggiungendo un certo grigiore nel capitolo dedicato ai paradossi dei viaggi nel tempo.

 

Andrea Antonini
(15 aprile 2002)
copyright © Andrea Antonini