Ray Vukcevich – The Man of Maybe Half-a-Dozen Faces

Ray Vukcevich
The Man of Maybe Half-a-Dozen Faces
circa 570.000 battute

La bellona va nell’ufficio del solito investigatore privato senza soldi e alle prese con piccoli casi di infedeltà coniugale. Per mettere alla prova le sue competenze gli rifila dei problemi matematici e infine gli chiede di risolvere il caso di suo fratello.

«”Your brother?”
“We’re twins.”
“Is that relevant?”
She put her finger on the byline. “Gerald is dead,” she said. “Murdered. Strangled with a printer cable.”
“A which?”
“You know,” she said, “a standard IEEE-1284 compliant parallel interface cable.”
I glanced over at my own printer. “You mean the one with the little 1284-A connector on one end and a big 1284-B connector on the other end?”
“Exactly,” she said. “The killer wrote all over the body.”»

Le scritte sul corpo sono informatiche.
Ma quelle sul corpo del secondo ucciso, sempre con il cavo IEEE-1284, sono solo le cifre 66.
Segue indagine.
Vukcevich è bravo a metà. L’inizio è buono, intere brani hanno momenti vagamente alla Campanile, l’ironia è sottile e grossolana allo stesso tempo (ed è un complimento), ma la tessitura non regge per così tante pagine. Una pagina è lentissima e quella dopo ha un paio di battute notevoli, un altalenare eccessivo. L’autore è bravo nelle brevi distanze.
Mi spiace non poter dare la sufficienza a questo libro: discreta e ben sviluppata ad esempio la trovata delle multiple personalità dell’investigatore, che da più persone può avere diverse opinioni e diversi punti di vista.
Ovviamente perno del libro è il tirare in ballo i computer e internet il più possibile, mischiare il mistero con misteriosi indirizzi e-mail, battute informatiche, incomprensibili linguaggi di programmazione eccetera.
Vukcevich ha delle qualità, ma non è (ancora?) in grado di mettere insieme una storia così lunga. Nella biografia si dice che è autore di short fiction, probabilmente un settore nel quale riesce meglio. Sarei curioso di leggere i suoi racconti, credo che possano essere mica male.

 

Andrea Antonini
(18 novembre 1999)
copyright © Andrea Antonini