Rich Cohen – The Avengers. A Jewish War Story

Rich Cohen
The Avengers. A Jewish War Story
circa 615.000 battute

Questo libro è ben più di quanto descritto nella sua presentazione (prima pagina dopo la copertina a colori). È sì la storia di alcuni partigiani ebrei dell’Europa orientale, uomini e donne che prima di altri hanno capito il destino degli ebrei di quei paesi, la Polonia per prima, e che hanno deciso di reagire, anche di morire, ma combattendo; ma è anche la storia della mancanza di consapevolezza di ciò che stava accadendo, la storia della vita nel ghetto di una città secondaria, il teatro, la musica, i libri come mezzi eccezionali di sopravvivenza nell’isolamento assoluto. La storia di tedeschi che hanno tentato di opporsi ai massacri e di suore che hanno voluto farsi ebree per condividere il destino di dolore di quegli uomini e donne.

È anche la storia di ciò che è accaduto dopo, in Israele, una volta raggiunta la salvezza.

La descrizione di una trama, se non impossibile – grosso modo è quella dell’introduzione – sarebbe comunque inutile; in fondo non c’è un susseguirsi di eventi se non quello ben conosciuto attraverso i resoconti storici. I fatti sono simili a quelli di mille altri racconti, di ebrei e di non ebrei, di tutti coloro che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale e hanno potuto raccontarli. La Gestapo, le SS, le deportazioni nei campi attuate con l’ingann­o, la totalità dei famigliari morti.

Ogni tanto penso che queste storie andrebbero pubblicate da una sorta di comitato internazionale, che se ne prendesse carico e le diffondesse gratuitamente.
Come libro, in libreria: non credo che venderebbe granché. La storia non è «alla Benigni» o «alla Spielberg» (come sottolinea Cohen a p. 239). Non c’è «azione» e tanto meno una qualche forma di «divertiment­o» – impressionante sono il bel sorriso di Vitka, la faccia da bambino del carismatico Abba (per esempio a p. 152); da leggere e rileggere è la storia sempre uguale del padre e della madre che non si vedranno mai più, della sorellina rimasta indietro.

Da un punto di vista letterario Cohen non è particolarmente bravo, talvolta è confusionario, a volte grigio. Ma la cosa non riveste particolare rilevanza – ha conosciuto e parlato a lungo con i partigiani, è evidente il suo rispetto e il suo affetto.

Un libro per molti versi importante.* Ma come vendite sarebbe probabilmente un piccolo disastro. Forse è meglio lasciarlo al filone ebraico mondadoriano.

* «[…] “What do they think this place is?” He looked at the crematorium in the distance, then said, “They seem to think it is some kind of a park.” This got me thinking of Abba, and how important his story is. All my life, I have heard people say that the proper attitude toward the Holocaust can best be summed up with the phrase, “Never forget.” Jews must never forget what happened, but they must also see to it that the world never forgets. If the world remembers, then it will not happen again. In this way, some people believe the future is under control, knowable. But generations live and die, leaves fall and bloom and fall, everyone living will soon be dead – people forget. Even now, when there are still living surivivors, some crazy people deny the Holoca­ust. What happens when the last survivor is gone? What happens when the Holocaust is as far in the past as the Napoleonic Wars? Who really talks, in a passionate way, about the Spanish Inquisition? Right now, we are at that key moment when the event moves from the recent past into history. Maybe that is why Abba, Vitka and Ruzka’s story is so important. It proves that you can fight, no matter what people remember or forget. After all, Abba did not need the example of the Holocaust to resist the Holocaust. He had only his sense of dignity, his strength and his belief that if you struggle, then win or lose, you win, With this belief, he convinced many people that they too could resist, which, in the end, saved their lives. One message of his story is this – those who fought often survived» (pp. 245-247).

 

Andrea Antonini
(7 luglio 2000)
copyright © Andrea Antonini