Rispetto per i libri (e le persone)?

Quando un editore vede che alcuni propri titoli proprio non vendono (sono di difficile smercio, recitano i contratti di edizione) può decidere di mandarli al macero liberando così il magazzino e recuperando qualche spicciolo dalla vendita della carta.

Gli autori o i loro eredi hanno però diritto di prelazione, hanno cioè il diritto di comprare loro a prezzo di macero le copie dei propri libri giacenti in magazzino. Vuol dire pagare pochi euro centinaia di volumi.

Quando la casa editrice che dirigevo chiuse chiamai gli autori italiani informandoli della possibilità di mantenere in vita i loro libri acquistandoli a poco prezzo e cedendoli in conto vendita ad alcune piccole librerie che sapevo interessate. Mi ero anche offerto di organizzare il trasporto alle librerie. Mi sembrava una cosa sensata da farsi: gli autori avrebbero avuto ancora in circolazione  le loro opere, il mio lavoro non sarebbe andato perso e i lettori non avrebbero dovuto pagare cifre folli a pseudoantiquari per dei libri che esistevano ancora in molte copie. Inoltre quei libri avrebbero portato ancora dei soldi ad autori e librerie.

Nessuno degli autori o dei loro eredi accolse il mio invito. Sebastiano Vassalli (Abitare il vento, L’alcova elettrica) mi disse che “adesso non ho tempo di pensare a queste cose”, poi è morto. Franco Crepax (Correndo con il dentista) mi disse che ne aveva cinque o sei copie e quelle gli bastavano, stessa cosa mi disse il nipote di Al Aprile (con Luca Majer, La musica rock-progressiva europea). Attraverso il suo agente interpellai inutilmente un paio di volte Marina Jarre (Negli occhi di una ragazza), nel frattempo defunta.

La figlia di Luisella Fiumi (Come donna, zero) non rispose neppure alle mie mail. Alcuni dei duecento eredi di Camilla Cederna (Maria Callas) mi parvero così poco interessati che non mi misi neanche a organizzare la raccolta di firme di così tante persone.

Ci rimasi male. Probabilmente ognuna di queste persone aveva suoi motivi per il proprio comportamento. Ma a me sembrò comunque una mancanza di rispetto generale, per il proprio lavoro, nei miei confronti, nei confronti  dei lettori, e nel caso degli eredi nei confronti di chi aveva affidato loro il proprio destino postumo. E nei confronti della casa editrice che, spesso perdendoci, aveva dato loro dei soldi senza che loro avessero dovuto muovere un dito trattandosi di riedizioni.

Ma alla fin fine la più grande mancanza di rispetto fu nei confronti delle centinaia di libri andati distrutti.