Robert Axelrod – Michael D. Cohen – Harnessing Complexity. Organizational Implications of a Scientific Frontier

Robert Axelrod – Michael D. Cohen
Harnessing Complexity. Organizational Implications of a Scientific Frontier
circa 395.000 battute

«Robert Axelrod […] with Michael Cohen […] reveals what makes a complex group of individuals into a productive team» (IV di copertina).
Ecco un altro volume di Axelrod sulla complessità: «This is a small book about a large question: In a world where many players are all adapting to each other and where emerging future is extremely hard to predict, what actions should you take? […] In Complex Adaptive Systems there are often many participants, perhaps even many kinds of participants. They interact in intricate ways that continually reshape their collective future» (p. xi). «This book provides our personal view of how complexity research can be made relevant to problems of social design» (p. xvii).
Dare conto nei dettagli del discorso di Axelrod è un’impresa difficile, rimando alla «Conclusion» a p. 152. Questa conclusione dà anche un’idea del problema di questo libro (e in generale dei libri di Axelrod): una complessità macchinosa. Al lettore si chiede un training preliminare, dopo il quale verrà condotto in percorsi esplicativi che, se pur dotati di interesse intrinseco, risultano spesso parecchio pesanti.
Già leggendo i due precedenti libri di Axelrod mi ero chiesto come mai l’autore non sentisse il bisogno di spiegare più semplicemente il suo pensiero, che in definitiva non è poi così ‘complesso’.
Una domanda questa che avvalora il dubbio che accompagna la lettura: si è di fronte a lavori notevoli, passi avanti significativi, o abbiamo banalità autoreferenti accostate le une alle altre e camuffate con un discorso faticoso?
Gli stessi argomenti possono essere visti come interesssanti o fumosi: cap. II, «Variation» (p. 32): «The key question in this chapter will be the right balance between variety and uniformity. We will examine the workings of major mechanisms that affect that balance»; III, «Interaction» (p. 62): «What should interact with what, and when?»; IV, «Selection» (p. 117): «In this chapter, we turn to the fundamental question of which agents or strategies shoul be copied and which should be destroyed».
In ogni caso, anche senza mettere in dubbio le qualità di Axelrod, «Professor of Political Science and Public Policy at the University of Michigan», questo è un libro per pochi adepti.

Andrea Antonini
(14 febbraio 2000)
copyright © Andrea Antonini