Robert R. Frump – Until the Sea Shall Free Them. Life, Death and Survival in the American Merchant Marine

Robert R. Frump
Until the Sea Shall Free Them. Life, Death and Survival in the American Merchant Marine

«The first half of the book is a narrative telling how the men of the Marine Electric fought for survival. […] The second half of the book is a suspense tale set not at sea but in courts and hearing rooms. Cusick and the families of lost seamen resolve to reform the system».
La Marine Electric, una vecchia nave che trasporta carbone lungo la costa nordatlantica americana, nel 1983 si trova nel mezzo della peggiore burrasca degli ultimi quarant’anni. Sembrava un viaggio di routine, capitano e marinai esperti, trucchi del mestiere, carico perfettamente equilibrato.
Ma «Mariners called ships like the Marine Electric “tired iron”. They were like used cars. Even if you treated them like classics, you never knew what would break» (p. 10) – sono perlopiù residuati bellici.
Una nave insicura nel maltempo, ma in fin dei conti viaggia a trenta miglia dalla costa, non c’è preoccupazione. Anzi, si riesce a portare soccorso a un peschereccio in difficoltà, ma forse è proprio questa manovra azzardata a dare un brutto colpo alla Marine Electric: «It would be many hours later when the ship’s officer first heard the radio crackle news about a fishing boat in trouble. The Theodora was her name, and she would change everything. […] Would it be possible, the Coast Guard requested, for the Marine Electric to turn to and standby the Theodora? It was no small request. Reversing course in a Force 10 gale meant the ship must turn sideways to the oncoming winds and waves. […] Yes, the Marine Electric would return» (pp. 15, 20).
Missione compiuta, il cargo riprende il viaggio, ma qualcosa non va, e non sono disponibili fari per ispezionare la nave. Presto si fa evidente che lo scafo ha ceduto, tuttavia «Captains could not abandon ship too soon. Most basically, they would be safer riding out the storm in a 605 foot 24,000 ton coal carrier than a 25 foot lifeboat. Even with its deck awash, The Marine Electric was a safer haven than out there» (p. 26).
La situazione dà l’occasione di raccontare di tante navi affondate e dei processi che hanno dovuto subire i loro capitani, accusati di essere fuggiti.
L’equipaggio abbandona la nave: «The waves were 20 feet high. The water temperature was 39 de-grees. The air was 29 degrees, but with a shrieking gale that dropped the wind-chill to fifteen degrees below zero. Men had little chance for long in such conditions. Some could die in as little as 15 minutes. They were human dice tossed into the sea» (p. 44).
Il capo Cusick è in acqua, con i ricordi di un’intera vita: «In the cold, cold water off Virginia, Cusick thought of his past and wondered if he had a future» (p. 54)
Segue la descrizione delle varie missioni di salvataggio, con elicotteri, con un C 130, con descrizioni delle prassi seguite dalla guardia costiera, del coraggio di chi va in aiuto in mezzo al mare.
Sopravvivere nell’oceano gelido è molto difficile; a pagina 70 una tabella con le probabilità di sopravvivenza a seconda della temperatura.
Infine, «It was February on a very cold morning in 1983, and Bob Cusick was alive» (p. 103).

La seconda parte del libro, in forma di proposal, «In narrative form, […] shows how the survivors of the Marine Electric find the courage to challenge a powerful system and cause the most significant reforms in maritime safety since the sinking of the Titanic. […] More than 70 years after the Titanic sank, the deaths on the Marine Electric shamed the government, the owners and the unions into finally enforcing the spirit of rules enacted after the Titanic sank. For this reason, the wreck of the Marine Electric is one of the most significant maritime disaster of the twentieth century. These Chapters will show how the courage of the survivors and the relatives of lost American seamen lead to the end of a system that encouraged greed and apathy at a cost measured in hundreds of lives. The reforms change a decades of policy of sending to seal old unsafe ships – called “tired iron” by the mariners. These practices have clalimed the lives of hundreds of American mariners. The “tired iron” ships have too much sulfur and oxygen content in their steel – the curse of the Titanic that assured her sinking after the contact with the iceberg» (pp. 1-2 seconda parte).
A p. 4 le novità adottate a seguito della sciagura della Marine Electric.

Frump è un buon narratore e la prima parte del libro cattura l’attenzione del lettore. Non una sola riga non è stata già letta o vista – una nave che affonda non sembra offrire molte possibilità narrative –, ciò nonostante alcuni particolari, come le annotazione sul cibo a bordo, il clima sereno tra l’equipaggio, le divagazioni storiche e d’attualità consegnano un centinaio di cartelle ammirevoli.
La seconda parte promette di essere altrettanto ben fatta, la lotta dei sopravvissuti nelle aule di tribunale.

Tuttavia, in particolare la seconda parte rende improponibile una traduzione di questo libro. Già nei resoconti e nelle divagazioni della prima parte si entra nel mondo americano, con i suoi gerghi, il suo orgoglio militare, i suoi problemi. Nella seconda, se è vero che le decisioni e le posizioni statunitensi hanno, soprattutto in campi come questi, poi influenza sul resto del mondo, è anche vero che si ha un problema tutto loro, nell’esposizione e nei contenuti.

Con Until the Sea abbiamo l’equivalente di quei film ‘impegnati’ americani televisivi, pieni zeppi di problemi sociali e, appunto, processi, atti di coraggio di singoli contro le istituzioni. Se proprio non c’è altro si guardano, e di solito sono fatti benino, ma certo appartengono alla quotidianità di altri mondi, al pari di questo libro.

 

Andrea Antonini
(10 febbraio 2000)
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