Roger Shattuck – Proust’s Way. A Field Guide to «In Search Of Lost Time»

Roger Shattuck
Proust’s Way. A Field Guide to «In Search Of Lost Time»
circa 700.000 battute

«Two impulses propel this book – one affirmative and one corrective. Each chapter affirms different ways in which Proust’s superficially forbidding novel In Search of Lost Time welcomes us to a world of vivid places and intensely human characters. And those chapters taken together affirm the philosophical and moral profundity of the book, kept in motion by a narrative structure as simple and as sturdy as that of a suspension bridge. Perhaps I shall win a few readers to my conviction that the Search is the greatest and most rewarding novel of the twentieth century […]» (p. xiii).

La Ricerca del tempo perduto, opera dai più evitata per la sua lunghezza, per la sua difficoltà – vera o presunta, per la sua struttura faticosa. Montesquieu ha scritto ben più di Proust, ma i suoi libri benché collegati possono venire letti uno alla volta, sta poi al lettore godersi i collegamenti che riesce a cogliere. Shattuck vorrebbe proprio che si lasciassero da parte i preconcetti e invita i propri lettori a dare un’occhiata al mondo di Proust e ai suoi personaggi. Il risultato è un saggio molto bello ed elegante, scritto bene, che lascia trapelare la simpatia e la competenza del suo autore, e che effettivamente per così dire sdrammatizza quell’opera che nessuno che io conosca ha mai letto, salvo un volume, forse due.

Insomma, bel libro, bravo Shattuck, e forse, complici le vacanze estive, riprenderò tra le mani quel cofanetto dell’Einaudi comprato tanti anni fa, ma non posso proprio dire che un’edizione italiana di questa field guide sarebbe destinata a un successo commerciale.

 

Andrea Antonini
(7 luglio 2000)