Sam Williams – Arguing A.I. The Battle for Twenty-first-Century Science

Sam Williams
Arguing A.I. The Battle for Twenty-first-Century Science

In questo breve e bel libro, Sam William descrive la situazione attuale e storica del dibattito attorno all’intelligen­za artificiale, uno dei temi che domineranno l’intero XXI secolo.
Dopo una breve introduzione che chiarisce l’impostazione del libro («Given the rapid emergence of the Internet, continuous exponential increases in computing power, […] writers are no longer asking “how” or “if” artificial intelligence will reach the level of human intelligence, so much as “when?”», p. xi) e una utilissima tavola cronologica, l’autore presenta l’origine storica dell’I.A., dagli Inspiration data a Hilbert e Turing, dal pioniere John McCarthy, che nel 1956 introdusse ufficialmente la definizione «intelligenza artificiale» nel lessico scientifico, a Claude Shannon, a tre posizioni: quella ottimista di Ray Kurzweil, autore di un testo significativamente intitolato The Age of Spiritual Machines; quella «umani­sta» e perplessa di Jaron Lanier («“If Moore’s Law is upheld for another 20 or 30 years, there will not only be a vast amount of computation going on planet Earth,” writes Lanier, “but the maintenance of that computation will consume the efforts of almost every living person”», p. 53); e quella pessimista di Bill Joy, ingegnere capo alla Sun Microsystems, autore nel 1999 di un articolo che ha avuto larga diffusione: Why the Future Doesn’t Need Us – Joy ritiene che «a program doesn’t have to be intelligent to be a problem» e vede quindi un futuro problematico, I.A. o meno.

Questo è un saggio come dovrebbero essere tutti i libri non-fiction: breve ma completo, ricco di informazioni ma anche di aneddotica (finalmente so che cosa sia il sistema operativo BSD – Berkeley Software Distribution, un antesignano di Linux). Gli elementi collaterali al discorso vengono piazzati in siti web (o meglio, ci sono già) cui il lettore viene rimandato con link a volte un po’ faticosi (www.wi­red.com/news/culture/0,1284,38032,00.html) e che possono in futuro presentare il consueto problema dei link – l’assenza del materiale cercato.

Molti i punti interessanti e divertenti. Ho ritrovato ELIZA (p. 37), un software pseudopsicoterapeutico scritto nel 1965 e che circolava ancora pochi anni fa in versione per DOS; c’è la storia delle celebra­zioni per HAL, il computer di Kubrick (pp. 68 ss.), ma anche e soprattutto concrete notizie sullo stato dell’arte della I.A.
Stato dell’arte non particolarmente entusiasmante, parlando in termini generali. La visione dell’intelligen­za (e della coscienza) che hanno gli informatici appare spesso limitata; anche se oggi il traguardo non viene più visto come un numero sufficientemente elevato di bit e connessioni tale da sprigionare intelligenza se non coscien za, sembra sempre mancare quell’elemento trascendente che, per ora, rende unici gli esseri umani – e non parlo di trascendenza dal punto di vista filosofico o spirituale: parlo di quelle connessioni tra macrobiologia – i neuroni, ecc. – ed elementi quantistici o chissà, subquantistici, che sembrano emergere dalle più recenti ricerche sulla coscienza.

In tale senso la posizione di Bill Joy è forse la più aggiornata, cartesianamente forse la migliore da adottare provvisoriamente.

Nel complesso un libro che comprerei senz’altro, illustrativo della situazione attuale, leggibile in una serata da chiunque. E lontanissimo dalle cervellotiche dissertazioni dei teorici della I.A. Credo che potrebbe avere un buon successo di vendita.

 

Andrea Antonini
(25 febbraio 2002)


nel 2003 il libro uscì nella mia traduzione
samwilliamsintelligenzaartificiale