Sigmund Freud (Hrsg. Christfried Tögel) – Unser Herz zeigt nach dem Süden. Reisebriefe 1895-1923

Sigmund Freud (Hrsg. Christfried Tögel)
Unser Herz zeigt nach dem Süden. Reisebriefe 1895-1923

Apre il libro una lunga introduzione di Christfried Tögel, uno scritto che non potendo dire più di tanto sui Reisebriefe (vedremo poi il perché) si sofferma su un tema peraltro interessante e ben trattato: l’interesse di Freud per il viaggio, per la visione dell’antichità. Il paragone tra il lavoro dell’archeologo e quello dell’analista è ben noto;* meno conosciuta è la disposizione di Freud per la partenza, per il viaggio, per l’allontanamento da una città e una casa nella quale ha sempre vissuto fino al nazismo.

«Seit Freuds Gymnasialzeit beherrschte ihn eine “gluhende Sehnsucht zu reisen und die Welt zu sehen”» (p. 12), di cui lui stesso parla in più di un’occasione – anzi, «Freud hat seinen Reise­drang selbst analysiert» (p. 13). Il suo rapporto con Vienna non è sempre sereno: «“Du weißt doch nicht, wie ekelhaft mir die Stadt Wien ist”», dice parlando della sua «ambivalente Einstel­lung zu seinem “geliebten Gefängnis” Wien» (p. 20).

Freud era appassionato di «antichità», gli interessava la Roma antica, Pompei; preparava meti­colosamente i suoi viaggi, in particolare quelli a Roma, di cui studiava volentieri la topografia («hier spielte natürlich auch seine “Neurotische Romsehnsucht” eine wichtige Rolle», p. 28); una Sehnsucht che con tono inusuale lo portava a scrivere, il 2 settembre 1901: «Nach 2h in Rom eingetroffen, um 3h nach Bad umgekleidet u Römer geworden» (p. 135).

Freud viaggiava perlopiù con la cognata, Minna, o con il fratello, Alexander; più raramente con Sándor Ferenczi e molto di rado con la moglie, Martha, o da solo.

Le lettere qui presentate, scritte in gran parte dall’Italia (e da Svizzera e costa iugoslava), dall’Inghilter­ra e dall’America, sono perlopiù inedite, e quasi tutte dirette alla moglie o alla famiglia. A questo proposito l’Anhang precisa il criterio di selezione dei curatori. Sono stati scelti solo Reisebriefe, cioè lettere riguardanti direttamente il viaggio, escludendo perciò conversazioni a distanza su questioni professionali o private.

I Briefe sono in grande parte cartoline. Si tratta spesso di brevi descrizioni del luogo e di notizie sulla qualità del viaggio (e del cibo, e dell’albergo,della vita quotidiana in quella o quell’altra città). Temi ricorrenti sono i soldi (l’economici­tà dell’alber­go o del ristorante, per esempio – sul tema del denaro per Freud si vedano le annotazioni del curatore nella prefazione) e annotazioni climatiche, perlopiù negative: Freud lamenta costantemente il caldo, dice di soffrire seti terribili, maledice lo scirocco. Ma benedice in compenso le tregue offerte dalle zanzare. È anche molto infastidito dalle nostre ferrovie, in particolare per via delle lunghe gallerie.

Non comunica molto delle sue impressioni personali, descrive che cosa ha visto e che cosa ha intenzione di vedere; ma non mancano frequenti annotazioni sui vini. Degli italiani (o degli svizzeri o degli americani) dice poco o niente, si lascia sfuggire qualcosa sui toscani della zona di Orvieto («Leute schwarz wie Zigeuner im alten Etrurien», p. 84) e sui napoletani («Die Menschen aber sind häßlich, oft ekelhaft, schauen aus wie di Galeerensträflinge» e rincara la dose poco dopo: «Der Hund auf der Post in Neapel hat natürlich die Briefe nicht nachgeschickt […]», pp. 156-157, 162), e poco altro.

L’attualità sembra non esistere, se non in un commento ambiguo, da Genova, nel 1905: «Von öffentlichen Interessen beschäftigt hier nur der Terromoto in Calabria. Austria existiert in den Zeitungen nicht mehr, wie wir ja wissen» (p. 207).

L’unico momento in cui Freud esprime qualcosa di più che non un semplice e breve resoconto è in alcune annotazioni sugli sguardi di alcuni dei ritratti esposti alla National Portrait Gallery (pp. 250-255) – un evento (e uno scritto inedito) nell’economia del libro, tanto da essere seguito da un breve saggio, Zum Manuskript «Bemerkungen über Gesichter u Männer, pp. 256-259.
Nel complesso questo epistolario non è interessante. Certo, qui e là il lettore può cogliere qualche riferimento, qualche allusione; si può fare qualche collegamento tra le opere scritte nel periodo di quel viaggio o di quell’altro (e suggerimenti ne dà anche il curatore all’inizio di ogni capitolo); chi abbia conosciuto Freud attraverso le sue opere può seguirlo ora con fare voyeuri­stico nella sua vita più privata.

Ma queste sono e rimangono le lettere scritte da un marito alla propria moglie rimasta a casa, verrebbe da dire: sono un modo per fare sentire la propria presenza a qualcuno così geografica­mente distante (tra l’altro, il curatore accenna di sfuggita a certi problemi mestruali della moglie di Freud – problemi che le avrebbero impedito di accompagnare il marito).

Le considerazioni di Freud sono condivisibili da qualsiasi alto viaggiatore, ma non vanno oltre l’ameni­tà affettuosa: «Die Neuheit u Schönheit von Kunst u Natur entschädigt reichlich für Alles, aber, für die Kunst kommt ein Moment, wo man im gleichmäßigen Genießen schwimmt, glaunt, es müsse sosein, keine Ekstase mehr zusammenbringt, wo einem Kirchen, Madonnen, Bewei­nungen Christi gleichgiltig werden […]».

Accompagnano le lettere numerose fotografie, alcune molto belle; si tratta o di fotografie comperate da Freud, o di cartoline, o di fotografie di luoghi da lui visitati aggiunte dal curatore, ma comunque risalenti all’inizio del Novecento.

Il libro vale per il nome dell’autore (peraltro involontario). Come testo in sé, pur ribadendo la potenziale ricchezza di richiami, riferimenti e suggestioni, vale quanto una raccolta di cartoline della zia. Il saggio introduttivo è piuttosto buono, ma promette cose che poi non ci saranno.

Tutto sommato lo lascerei a editori specializzati, poi va a sapere – una serie di critiche ben mirate possono forse far miracoli. Quelle poche che ho letto relativamente all’edizione tedesca sono molto caute, quasi imbarazzate. Non si può certo dire male di questo libro, ma a chi può servire?

In queste lettere dove si può scorgere la paura del viaggio di Freud («Lange Zeit war seine Reisedrang begleitet von Reiseangst», p. 20)?

E il viaggio come patologia?** Bell’argomento, ma poi sono pur sempre solo cartoline.

Lascerei cautamente perdere.

* «Das Zusammentreffen der drei Leidenschaften Freuds – Psychoanalyse, Archäologie und Reisen – ist nich zufällig: Das methodologische Prinzip, die Geschichte als Schlüssel zur Gegenwart zu begreifen, zieht sich durch Freuds gesamtes Leben und Werk» (p. 9).

** «Reisen als Flucht, Wunscherfüllung und Heldentat; diese Interpretation paßt gut in das Bild, das Freud von sich ind wir von ihm haben. Allerdings gibt es aus der Frühzeit der Psychoanalyse stammende Deutengen, die den Reisedrang in di Nähe Psychopatologischer Phänomene rücken. So sprach Alfred Freiherr von Winter­stein […]» (p. 16).

 

Andrea Antonini
(6 maggio 2002)
copyright Andrea Antonini