Simon Brooke – Upgrading

Simon Brooke
Upgrading

Andrew è un ventiquattrenne londinese belloccio. Lavora in un giornale, riceve le inserzioni pubblicitarie, i piccoli annunci dettati per telefono. La vita a Londra, si sa, è difficile, e se anche Andrew divide l’appartamento con un amico, i soldi non bastano mai.
Andrew decide allora di affidarsi a un’agenzia di quelle che procurano compagnia a donne sole. Niente sesso, in linea di principio, solo compagnia per una serata, duecento sterline a botta, di cui centosessanta rimangono all’accompagnatore.
Con la prima cliente, tutto bene, con la seconda, una cinquantenne apparentemente ricchissima di nome Marion, ancora meglio. Marion è talmente soddisfatta della compagnia, che in qualche modo adotta Andrew, ricoprendolo di regali – vestiti, Rolex, cene in ristoranti costosi – e por-tandoselo dietro a Parigi e in altri luoghi ameni, sempre in alberghi lussuosi.
Il libro prosegue così per quasi tutta la sua lunghezza. Descrizioni di cene, acquisti di vestiti Armani, Andrew che non riesce ad arrivare mai in orario al lavoro per star dietro a Marion. Avvilimento e soddisfazione per la tresca: che però non porta un soldo: a parte le venti sterline che la donna gli allunga al mattino perché prenda il taxi, a Andrew non arriva nient’altro.
E nel frattempo, non solo Andrew non riesce a star dietro al suo lavoro, ma non ha neppure lo spazio per accettare altre clienti dell’agenzia – non che sia un male, scoprirà: il tizio che organizza gli appuntamenti è un poco di buono, e non gli pagherà neanche i lavori fatti.
Andrew tenta anche la strada del sesso a noleggio, uomini che pagano perché un estraneo faccia sesso con la propria moglie mentre loro guardano. Un disastro. Andrew scappa nella notte da una situazione effettivamente disgustosa, rincorso dall’uomo che perlomeno rivuole i suoi soldi.
Tra una cena e l’altra, tra frasi e situazioni prevedibili il libro arriva attorno alla pagina 300. E lì improvvisamente decolla.
Marion chiede a Andrew di sposare Anna Maria, la sua governante. La donna ha un permesso di soggiorno temporaneo, se non trova una soluzione – un matrimonio con un inglese – dovrà tornare in Ecuador, in una situazione spaventosa. Marion offre quindicimila sterline a Andrew. Sì, no, sì, no, ci penso. Mentre ci pensa rincontra una sua vecchia amica, si piacciono, ma come fa a stare con lei, ora che pratica l’attività di gigolo alle prime armi?
Morale: quindicimila sterline sono tante, Andrew accetta. Ma alla poi scappa di fronte alla sposa in lacrime, con gli invitati che gliele vogliono suonare, su un taxi col tassista perplesso.
Corre dalla sua bella, Jane, che però a quel punto non ne vuole più sapere di lui, doveva decidersi prima, adesso se ne va in Argentina a lavorare e tanti saluti.
Andrew torna nella sua vecchia casa, in qualche modo farà. Il libro si conclude con una cartolina da Buenos Aires, un invito di Jane a raggiungerla.

Brooke è uno scrittore con delle qualità, ma questo suo libro è debole. I personaggi sono ben costruiti, anche quelli secondari come i colleghi di lavoro di Andrew, o quelli che compaiono per poche righe, come l’avvocato di Marion. Ma di fatto non succede mai niente. L’autore ravviva qua e là il racconto con dei microcolpi di scena, per esempio l’inattesa richiesta di Marion perché Andrew si circoncida, per motivi igienici ed estetici, o le divagazioni sul reale passato della donna, che è sì ricca, ma di origini modeste. Sono trovate che funzionano, ma non modificano sostanzialmente il libro nel suo complesso.

Probabilmente, il problema di Brooke è che ha mal stimato le proporzioni degli ingredienti. Dice il primo risvolto di copertina che «Upgrading is about the pursuit of wealth, glamour and happiness. After all, diamonds can be a boy’s best friend too…». Ed è l’errore del libro. Se Brooke avesse raccontato la storia di un ventiquattrenne confuso, attirato da una vita strana, da una forma di prostituzione più sottile di quella sessuale, se avesse raccontato la vita di Andrew, il libro sarebbe stato lungo la metà e probabilmente avrebbe funzionato. Ma Brooke ha un messaggio da comunicare, un messaggio logoro: meglio la ricchezza infelice, meglio darsi via e rinunciare a se stessi o meglio restare nel proprio mondo e voler bene a chi si vuole bene? E non è che si può arrivare a un compromesso, prendere qualche soldo di là e poi usarlo di qua? È roba vecchia, che una telenovela o un romanzetto da treno sono in grado di trattare molto meglio. La donna / l’uomo che scelgono un benessere opprimente al posto dell’amore, ma che a un certo punto non possono rinunciare a se stessi… È vero che qui Brooke aggiunge qualche ingrediente: per esempio l’intuizione di Andrew del sadismo di Marion, forse per vendicarsi delle proprie origini plebee – Andrew lo capisce alla fine del romanzo, ma non è che per il lettore suoni come una rivelazione –, mail tutto rimane sull’opaco.

Insomma, Brooke ha del talento come scrittore, ma poche idee. Il risultato è un libro che sta in piedi ma che non racconta quasi niente e che deve fare appello a moralismi di seconda mano per concludersi decentemente.
Magari col tempo, Brooke migliorerà.


Andrea Antonini

(30 giugno 2003?)
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