Sten Odenwald – Patterns in the Void. Why Nothing Is Important

Sten Odenwald
Patterns in the Void. Why Nothing Is Important

Avendo appena letto su “Focus” un divertente articoo sul nulla, ho iniziato con curiosità questo libro dell´americano con ascendenti svedesi Odenwald.
Libro che è una delusione. È vero che l´autore parla del vuoto (e il titolo fa forse un po´ di confusione tra void e nothing), ma per dire quattro cose di per sé piuttosto complesse tira in lungo con una serie di storielle autobiografiche (io e i miei genitori, io e la mia fidanzata, io, io, io: “On March 23, 1973, at 4:30 P.M., I made a fantastic discovery: general relativity”, p. 102 [nota 1]) strutturalmente tutte uguali.
In questo putiferio di narcisismo, Odenwald riesce a dire qualcosa sul vuoto, o meglio, sull´univer­so (insisto, il titolo ha più l´aria di una furbata editoriale) B ma non è che sia granché chiaro: innanzi tutto perché non rinuncia alla solita perbenista presentazione storica (prima lui, poi l´altro, ma prima ancora gli Inca), che è tanto corretta ma anche tanto noisina; poi perché la presentazione storica in realtà non presenta proprio niente: per esempio, che cosa mi vuol dire Odenwald scrivendo: “Michael Faraday […] came up with the curious idea that magnetism was carried by Alines of force@” (p. 23) e basta? Accenna alle linee di forza come se accennasse allo stranoto yogurt doppia panna Müller. No, non sono questioni cui si possa accennare e via. Meglio allora non tirarle in ballo e arrivare direttamente al punto.
Ma soprattutto Odenwald non è chiaro perché è evidente che vuol parlare di qualcosa che non è l´argomento del libro. Vuol parlare dell´universo, dello spazio-tempo, ma si trova forse costretto a tirare in ballo le credenze antiche, le creazioni dell´universo dal punto di vista delle religioni, la psicologia della percezione B dico costretto perché il tutto è stonato, senza ritmo.
Libro pochissimo divulgativo, noioso, da lasciar perdere.

 

Andrea Antonini
(3 luglio 2002)

[Nota 1] È un continuo di riferimenti a sé, di retorica e di frasi da Baci Perugina: “We also need to make peace with the miracle of our own existence with how it hangs suspended between the darkness of the Void and the fleeting brilliance of the stellar universe” (p. 13).