Sylvie Pécot-Douatte – À la recherche d´Edelmann, le musicien guillotiné

Sylvie Pécot-Douatte
À la recherche d´Edelmann, le musicien guillotiné

 

La clavicembalista Sylvie Pécot-Douatte scova le musiche dimenticate di un musicista france­se, Jean-Frédéric Edelmann, altrettanto dimenticato ma a suo tempo (1739-1794) famoso e osannato e decide di presentarli al mondo, attraverso un paio di CD e questo libro.
A dire il vero, forse la vita di Edelmann non meriterebbe una biografia, se non fosse per il fatto che il poveruomo venne ghigliottinato in luglio assieme ad altri milletrecento.

Ora, la piccola Sylvie non ha la più pallida idea di come si scriva un libro. Tenta la tecnica del doppio percorso (una tecnica cara ai francesi): rivive i fatti del passato intervallandoli con i fatti (suoi) del presente. Solo che i fatti del passato vengono perlopiù presentati sotto forma di trascrizione di documenti, e quelli del presente appaiono quasi imbarazzanti: si veda la descrizione della seduta di registrazione, pp. 33 ss., le tiritere sulle misteriose meraviglie tecniche, e il clima: ma dài, non funziona così, ci si chiede se i dischi li abbia registrati davvero lei o una controfigura. E se davvero è stata lei, ma che a che razza di produttori e tecnici si è affidata, con le registrazioni continuamente interrotte dal passaggio delle automobili?
Delle esatte traversie legali di Edelmann ho perso traccia per eccesso di noia (gli atti di un processo non sono esattamente una lettura amena), ma forse la cosa non è rilevante, visto che al tempo si moriva per un motivo qualsiasi e il suo contrario. Nel complesso si arranca di singola informazione in singola informazione, che si inquadra per propria competenza, senza alcun aiuto narrativo da parte dell´autr­ice. Di per sé il libro è il caos.
Si aggiungano a condimento imprecisioni come il nome del compositore Gottschalk, che a p. 76 diventa Goltsch­ak.

Come attenuante per la piccola Sylvie, non mi è quasi mai capitato di leggere un libro musica­le sensato B intendo: non i trattati o le storie della musica, e neppure le lettere di Debussy, ma racconti, romanzi. C´è forse qualche cosa nella scapigliatura, o il Quaderno di Magdalena Bach. Ma sin da quando Schumann si mise in mente di inventare un ambiente musicale fittizio con i suoi Florestano e compagnia bella, non credo sia stata scritta alcuna fiction musicale decente.

Adesso non so se ascoltare o no i CD della Sylvie. Mannò, lasciamoli nel cellofàn.

 

Andrea Antonini
(10 luglio 2002)