Theodor Fontane – I miei anni d’infanzia. Romanzo autobiografico

Theodor Fontane
I miei anni d’infanzia. Romanzo autobiografico

Fontane descrive gli anni della propria infanzia, presentandoli come «romanzo» così da evitare obiezio­ni sulla veridicità dei dati oggettivi riportati
Abbiamo qui due capitoli, il primo – una breve biografia dei genitori – e il sedicesimo – l’ultima visita di Fontane al padre anziano, quasi eremita in un villaggio di marinai, separato dalla moglie.
Le storie raccontate in questi due brevi capitoli non sono eccezionali, ma hanno piccoli, notevoli momenti, in particolare nel sedicesimo capitolo.
Tuttavia la traduzione non funziona. Troppo spesso si intuisce essere un calco dell’originale tedesco, di cui mantiene parole e strutture che non possono che modificarsi nella versione italiana. Troppo spesso sembra di ascoltare un tedesco che conosca bene l’italiano.
È vero che non esiste una verità definitiva sulle traduzioni, ma in questo caso specifico ciò che conta è che il lettore non entra nella vita di Fontane, ne viene tenuto lontano da una lingua faticosa, fatta di parole comuni intercalate da espressioni del tutto inusuali. Un paradosso, visto che spesso prevalgono un tono e un lessico del tutto discorsivi, il tentativo di riprodurre la conversazione, la chiacchiera così come viene tra padre e figlio.
Non dubito che, per esempio, in tedesco Fontane dica al padre che stanno percorrendo «[…] proprio una stupenda strada maestra per questi paraggi» (p. 237), ma in questo contesto la frase suona solo ridicolmente tedesca o fintamente arcaica. Così come non ha senso inserire in una parola la forma di cortesia: «Papà può essere ben contento di averLa» (p. 230).

Questi Kinderjahre non sono per niente da ignorare, ma richiedono una diversa, più meditata traduzio­ne, che anziché porli a distanza ne sottolinei l’eccezionale «modernità», sia nello stile sia per quanto riguarda le vicende.


Andrea Antonini

(26 giugno 2000)
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