Tony Earley – Jim the Boy

Tony Earley
Jim the Boy
circa 335.000 battute

È la storia di Jim, dai suoi dieci agli undici anni, figlio di un padre morto una settimana prima della sua nascita e adottato dagli zii, fratelli della madre. Una comunità rurale negli Stati Uniti meridionali, la luce elettrica è ancora da conquistare, ci sono i primi segni della modernità. Il libro inizia con la lettera che comunica al nonno di Jim la morte del figlio e la nascita del nipote, ma aggiunge che dovrà restare lontano dal bambino e da sua madre.
Il libro scorre con la piccola vita quotidiana di Jim, il lavoro nei campi degli zii, la scuola con i nuovi compagni, le liti e il difficile rapporto con l’amico che infine verrà colpito dalla polio­mielite, le partite a baseball, la maestra eccetera. Gli zii insistono perché la madre si risposi, con un tizio brava persona, soprattutto per il bene di Jim, ma la mamma sente il legame con il marito indissolubile e rinuncia, e poi il ragazzo ha già tre ottimi padri.
Infine nel giorno del suo undicesimo compleanno Jim verrà portato dal nonno, che troppo malato non potrà neppure riconoscerlo, ma di cui vedrà gli occhi azzurri di cui ha sempre sentito parlare a proposito di suo padre.

Un libro che fa rabbia, perché comincia a funzionare solo verso la metà. Tutta la prima parte è squadrata, tediosa, retorica; gli zii sono figure di poco spessore – è loro diritto esserlo, ma per troppe pagine si approfitta della pazienza del lettore. La madre compare in pratica solo in due lettere, una al pretendente, una al marito, è infine la figura più significativa, forse assieme al pretendente. Jim è un ragazzino come tanti, ingenuotto con sentimenti della sua età. Il mondo in cui vive gli appare troppo grande, anche se in realtà è un cosmo microscopi­co, fatto di brevi ma insormontabili distanze, stupori essenziali, nessun segno di pensiero introspettivo, di tentativo di comprendere alcunché.
Questo mondo è bene tratteggiato, tanto bene da generare talvolta fastidio (oltre che, va detto, noia). Però non saprei cosa dire per suggerire non dico la pubblicazione, ma anche solo lettura di questo libro. Le pagine davvero ottime saranno sì e no una ventina, le altre un buon esercizio di scrittura, le prime novanta, ripeto, piuttosto fastidiose.

Andrea Antonini
(24 giugno 2000)
copyright © Andrea Antonini