Victoria Coren – Charlie Skelton – Once More, With Feeling

Victoria Coren – Charlie Skelton
Once More, With Feeling

Vicky e Charlie sono amici, e di mestiere recensiscono film pornografici per una rivista del settore. Sono dei veri esperti, e per saturazione la loro attenzione si rivolge oramai a quegli scampoli di trama tra una scena di sesso e l´altra.
A furia vedere film scadenti, i due pensano che tutto sommato possono provarci loro a scrivere e a produrre qualcosa di meglio: “[…] it doesn´t take a genius to out-script porn giants The Bogas Brothers: A>Whatever happened to Teresa Tease? We haven´t seen her in a while. Did she move to Seattle?´ ´No, here she is now at the door´ [ALEX SAO PAOLO REMOVES HIS TROUSERS]” (p. 8).
Questa decisione è la scusa per trecento pagine all=inizio promettenti ma di fatto molto deludenti. Si va avanti a battute: “Porn needs to be written in a porny place” (p. 17). La trama viene costruita seguendo certi schemi comici mediocri: ci vuole uno zio, dice lui, lo zio fa sempre osceno. E gemelle: “We want to begin the film with twins. […] We don´t yet know what´s going to happen to the twins. But it´s going to be something very, very dirty” (p. 18).
Profonde dissertazioni sul fatto che finché non c´è ancora il sesso, lo spettatore è nelle mani del regista, per via dell=attesa, a meno che lo spettatore non sia uno di quelli che preme il tasto del fast-forward. Audaci domande sulla soddisfazione effettiva delle attrici sul set, sui fallimenti erettivi degli attori, sulla noia secondo Charlie di certi film a base di porno-solletico: “In Charlieworld, the tickle train does not stop at Orgasm Station” (p. 35).
Momenti di sconforto: “Porn, like Vegas, is a […] plastic world where plastic tits are splashed with plastic sperm” (p. 41).
Momenti di rinnovata dignità: “´I mean, I know we´re all fucking and we´re all about sex, but you can still show some class´” (p. 82).
E avanti così pagina dopo pagina.

Un racconto scritto come un saggio, da due autori che forse sono i protagonisti, “[…] a boy and a girl who reckoned they could review porn together without taking their trousers off” (p. 2).
Con un argomento così, il modo migliore per non divertire è dare gomitate d=intesa al lettore, richia­mando non so quanto volte la faccenda del fast-forward, o quella volta in cui Charlie a furia di vedere sesso in televisione si è lasciato andare con Vicky, tanto da doverle mandare fiori per scusarsi (ma dove?, i film pornografici sono la cosa meno eccitante che esista).
Alcune conversazioni con attori e produttori probabilmente sono autentiche e in effetti anche interes­santi, così come qualche frammento di sceneggiature strappa un vago sorriso. Ma il libro è debole.
Idea buona, approccio mica male, noia complessiva.

[senza data]
Andrea Antonini